Obama Vs Romney: all’ultimo voto. Il ruolo degli Swing States.

ROMA – Poche ore e il tappo salterà. Barack Obama e Mitt Romney non si sono risparmiati e non hanno risparmiato, nelle giornate immediatamente precedenti le elezioni presidenziali. Hanno girato per gli ultimi otto Stati, a raccattare il voto degli indecisi, con la stessa facilità con cui ciascuno di noi passa dalla cucina al salotto. Hanno messo sul piatto la faraonica cifra di 3 miliardi di dollari. La campagna elettorale più costosa di sempre. La crisi, questa sconosciuta. Diciassette mesi di durissima campagna elettorale conclusi con il disastro di Sandy, che non solo (e soprattutto) ha inguaiato mezza New York e portato con sé decine di vite umane, ma ha anche pesantemente limitato il diritto di voto di chi la propria preferenza l’aveva già espressa per corrispondenza. Vagonate di lettere sono andate perdute o danneggiate, e si teme che questo possa influire sulla regolarità del voto. Per ovviare alle condizioni di chi, invece, dell’uragano vive ancora gli effetti, è stato consentito il voto via mail. Diciassette mesi di durissima campagna elettorale, trascorsi a parlare ai 300 milioni di votanti stars and stripes, non sono serviti per tracciare un solco tra l’uno e l’altro. Il Presidente uscente e lo sfidante si presentano alle urne appaiati, con i sondaggi che addirittura agitano pesantemente lo spettro di un sostanziale pareggio. L’incubo del 2004 non sembra aprioristicamente scacciato. Allora, l’elezione in Florida arenò per un bel po’ le certezze di Bush jr – poi eletto per soli 537 voti su quasi sei milioni (un margine dello 0,009%), ottenendo così tutti e 25 i grandi elettori e venendo eletto alla Casa Bianca – e per un altro po’ ne bloccò il respiro. Che l’eventualità non sia del tutto remota lo dimostrano le squadre di avvocati già ingaggiati sia dai Repubblicani che dai Democratici in caso di dispute sul voto. Gli “Swing States”, cioè gli Stati chiave, che a urne chiuse vengono detti “Tossup”, sono come al solito quelli che decideranno le sorti della tornata. Sono quelli molto popolosi e che quindi portano in dote un gran numero di grandi elettori. L’Ohio, ad esempio: sia Romney che Obama ci sono stati ieri e oggi, a rincorrerne i 18 grandi elettori. Proprio per l’incertezza, gli occhi sono puntati su questi stati, che esprimono non più di 150 grandi elettori: saranno questi, e la direzione verso cui “balleranno”, a decidere le sorti delle elezioni. Tutti gli altri Stati, difatti,si possono considerare già assegnati (California e New Jersey ai democratici, Texas e Florida ai repubblicani). Obama, dopo Iowa e Wisconsin, si rintanerà a Chicago, suo quartier generale. Ha perso la voce, ma ha potuto contare su quella celebre e vigorosa di The Boss, Bruce Springsteen, che ha girato con lui negli ultimi giorni sull’Air Force One, ribattezzato per l’occasione “Born to Run”. Il comizio finale si è tenuto a Des Moines, nell’Iowa. Anche il Financial Times è uscito allo scoperto: nell’endorsement ha preso le parti del Presidente, criticato ma ritenuto la scelta più saggia per il Paese. E Romney? Lo sfidante, nel tentativo di far dimenticare le scivolate delle settimane scorse, ha tenuto a precisare che sarà “il Presidente di un’intera nazione”. Nessun The Boss repubblicano al suo fianco, ma la consapevolezza, dalla casa madre di Boston, di potersela giocare fino alla fine. La lotta – e gli ultimi due giorni di comizi e spostamenti lo hanno dimostrato – sarà all’ultimo voto. Ogni singola preferenza verrà setacciata via mail, via telefono, via sms o porta a porta, dalle mega-squadra di volontari che sostengono i due candidati. Perché i sondaggi possono differire tra loro, ma tutti, nessuno escluso, dicono che sarà un testa a testa spietato. Una lotta durissima, senza esclusione di colpi. Ci piacerebbe rimanere svegli. Ma un jet-lag senza neanche poter vedere la Statua della Libertà non riusciremmo a tollerarlo. Vorrà dire che domani ci sveglieremo, faremo colazione e ci tufferemo in medias res.

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Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.