La mafia al Nord è più che una preoccupazione

Padova- Parlare di mafie al nord è ’fondamentale, soprattutto in questo periodo di crisi economica recessiva, dove le mafie hanno enormi possibilità’di sviluppo, portando denaro liquido all’economia in crisi e occupando spazi importanti in molti settori, da quello bancario a quello edilizio. I dati riportati recentemente dalla procura antimafia confermano che, solo in Italia, la criminalità organizzata incamera annualmente oltre 100 miliardi di euro e questo la rende una delle aziende più produttive d’Europa.

Sconfiggere la crisi con la sola repressione e’un’utopia, in quanto il nostro paese e’molto particolare rispetto ad altri sotto il profilo politico ed economico, ed è per questo che bisognerebbe anche cambiare delle leggi in materia di appalti. È ovvio che chi si aggiudica una gara sarà sempre colui che propone il prezzo più basso; la mafia vince anche per questo, ammortizzando con i proventi del narcotraffico. Per fare una guerra alla criminalità bisogna coinvolgere anche gli altri stati, ed è giusto quello che chiede Ingroia: creare una super procura mondiale che coordini le indagini sulle attività mondiali globalizzate, pensando a forme sovranazionali di coordinamento dell’azione della magistratura e delle forze dell’ordine. Quelle presenti oggi come l’eurojust, che hanno il ruolo di coordinamento sulle magistrature europee, sono molto limitate nei loro poteri e altrettanto deboli.

Ma parliamo un attimo delle mafie presenti al nord.

Ricordate nel 2010, durante la trasmissione di Fazio, quando Saviano parlò di collusione o se non collusione di organizzazioni vicine alle attività mafiose della lega nord, allora partito di governo? Ebbene, quello che voleva dire era semplicemente che la’’ndrangheta interloquisce con la lega e, quindi, con chi era al potere: la volontà di gestire le liste, di corrompere i politici di turno, ed é compito della magistratura verificare tutto questo. I magistrati di Reggio Calabria e di Milano dimostrano interesse su questo e hanno aperto un’inchiesta denominata “la notte dei fiori di san Vito””che vedrà coinvolto un incensurato originale di Taurianova, un certo Pino Neri, 52 anni, capocosca carismatico nel nord Italia e indicato dai collaboratori di giustizia come il capo del locale di Pavia. Le intercettazioni lo sentono parlare di lega, lega con cui dobbiamo incontrarci; lega con cui dobbiamo fare.

Pino Negri e’lo stesso, incaricato dalla provincia”calabrese, ad aprire una riunione con un discorso politico (2009) a Paderno Dugnano e dove, nel centro per anziani “Falcone Borsellino”, dove i capi delle famiglie lombarde indicheranno Pasquale Zappia il mastro generale de la Lombardia, organismo supremo della’’ndrangheta di quel territorio. assieme allo stesso Zappia altri 119 imputati sono stati coinvolti a Milano nelle maxi operazioni “Infinito””e “Tenacia””del 2010.

E poi c’è la Liguria, denominata terra di fuoco, di limoni e di santini.

Dal 2009 al 2010 ci sono stato 350 roghi, uno ogni giorno e mezzo: locali, ristoranti, auto. Inizialmente le forze dell’ordine li codificarono “episodi spia”. La stranezza fu’che nessuno andò mai a denunciare questi fatti, tantomeno i protagonisti che, spesso, definivano i danni a loro carico degli “scherzi”. Altro particolare: nessuno ha mai visto nulla. Omertà assoluta.

Successivamente seguì l’arresto di tre fratelli “Pellegrino” di Bordighera, ufficialmente titolari di un’azienda di movimentazione terra ai quali poi furono confiscati beni per oltre 9 milioni di euro e fu rinvenuto un arsenale a casa di una loro amica. L’accusa era di prostituzione e estorsione diramata. Anche questa è una storia di un pezzo d’Italia, la riviera ligure (da Sanremo-Bordighera e Ventimiglia).

Sono soltanto alcuni esempi che dimostrano che la mafia non é solo un problema di ordine pubblico, ma di ordine economico, di potere e non possiamo trascurare, appunto, che l’essenza del fenomeno è anche politico. È fondamentale che all’interno di ogni partito e di ogni schieramento si sensibilizzi questo tema cancerogeno attraverso delle leggi finalizzate a sconfiggerlo.

Ma perché parlare di mafie al nord?

Spesso, nell’immaginario collettivo, lo si definisce un problema del sud. Lo si nota quando qualcuno spara; che c’importa, tanto noi cittadini non possiamo far nulla….

Ebbene, dal 1860 in poi, fu dato l’incarico di combattere le mafie ai Magistrati e alle Forze dell’ordine e, statisticamente, sono stati costoro a morire in maggioranza. A poco serve ogni volta piangere ed emozionarsi quando accadono le stragi.…

Come non ricordare le parole del card. Martini quando, nel 1982 al funerale di Milano del Gen.le Carlo Alberto Dalla Chiesa, disse: il castigo di Dio non ricade soltanto su coloro i quali hanno assassinato un Carlo Alberto Dalla Chiesa, ma sui mandanti, gli ispiratori, i conniventi occulti e palesi, gli ignavi e gli indifferenti.

Oggi, rispetto ad allora, attraverso la cultura, possiamo fare molto per sconfiggere le mafie. Continuare a parlarne sempre, a cominciare dalle scuole, dall’istruzione, che costruisce l’uomo e lo rende etico.

Sono gli esempi di uomini e donne come Carlo Alberto Dalla Chiesa, di Beppino Impastato, di Rosario Livatino, di Libero Grassi, di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino, di Rita Atria e di molti ancora che, grazie al loro credo nella giustizia ci aiutano ad essere liberi e di assaporare “il fresco profumo della libertà” che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Uomini e donne che non vanno visti come santi, ma come persone semplici che credevano in cose semplici e a quelle cose sono rimasti fedeli fino all’ultimo.

Gli avversari, i mafiosi, hanno paura di perdere. Contro di loro c’è molto di più di una parola; c’è vita, speranza, memoria. Loro sanno che i trionfi più clamorosi sono anche i loro errori più grandi!

Coordinatore della Rubrica

Legalità e Giustizia