Tra il Vesuvio ed il West

Roma – Capita in una giornata uggiosa di imbattersi in un viaggio a dir poco rocambolesco: più di 7000 km in meno di due minuti. No, non è la nuova versione del monopoli. È la magia dello zapping.

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Così che in un attimo sei a Washington dove il 44mo presidente degli Stati Uniti d’America presta giuramento sulla Bibbia che fu di Lincoln davanti alla super-frangettata First Lady (sempre mostruosamente perfetta ed impeccabile in ogni suo gesto), davanti alla figlie, alle quali è scappato (giustamente) anche uno sbadiglio (fosse capitato a Buckingham Palace the Queen Elizabeth le avrebbe messe un mese a pane e… tea), davanti ad oltre 800mila persone a rappresentanza di un’intera Nazione che, nonostante le tante contraddizioni, in momenti come questi, ritrova lo spirito unitario e patriottico trasmesso dai padri fondatori. 

L’attimo dopo, però, ti ritrovi a seguire in diretta con l’Italia intera una fuga con tanto di bottino. No, non c’entra Fabrizio Corona, che prima o poi si farà vivo, ne siamo sicuri, per pubblicizzare un’altra linea di intimo macho. Si tratta di Nicola Cosentino il quale, dopo una lunga riunione tra i vertici del Pdl a palazzo Grazioli, è stato eliminato dalle liste campane. La sua esclusione, come dirà poi Alfano, è “fondata sulla inopportunità, da noi considerata grave, di una sua ricandidatura”. E lui che fa? Scaricato dal partito, sembra se ne sia andato, abbastanza irritato, assieme ai suoi fedelissimi, portandosi dietro le liste campane con le firme dei candidati, liste peraltro  già controfirmate dal notaio, da depositare entro e non oltre le ore 20.00 presso la Corte di Appello di Napoli.

Per qualche ora il Paese è rimasto col fiato sospeso perché il rischio era notevole: non vedere in parlamento gente come Mara Carfagna, Luigi Cesaro o Gianfranco Rotondi. E come si fa? Niente panico, all’hotel Terminus di Napoli è stato indetto un raduno-lampo del Pdl campano per firmare nuovamente le liste elettorali. Ovviamente arriva subito la smentita: le liste non erano sparite, bensì erano in mano al coordinatore Francesco Nitto Palma dichiarato però irreperibile per una buona mezza giornata tanto che si è preferito riscrivere le liste per essere sicuri (E mi pare giusto!).

Facendo un salto dall’altra parte dell’Atlantico, addolciamo questo travagliato pomeriggio con la divina voce di Beyonce che intona l’inno americano. Manca solo un ponte immaginario tra il Vesuvio ed il West, da una parte l’Inauguration Day, dall’altra il commissario Angelino-Zenigata che insegue il suo Cosentino-Lupin, ed  in mezzo ci siamo noi, che tra un mese decideremo chi mandare a palazzo Chigi per sostituire il governo dei professori e dei tecnici.

Questo è solo l’inizio. E come disse Obama qualche mese fa’: “the best is yet to come, il meglio deve ancora venire.”

Irene Luongo