I giovani nascosti e la questione morale

 Lecce – Una volta la questione morale era la questione per eccellenza del fare politica. Ci si preoccupava di dare in pasto all’elettorato un ventaglio di candidati moralmente puliti capaci di rappresentare il popolo sovrano e di essere portatori delle sue istanze. Enrico Berlinguer, tanto per fare un nome, ne aveva fatto il punto principale della sua politica, il suo cavallo di battaglia.

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Oggi la questione morale pare non esistere più. Oggi la politica è diventata il trampolino di lancio per candidature quasi dovute, per aver profuso il proprio impegno a favore di una causa più o meno degna di nota. O peggio ancora per conseguire una ingiusta impunità per i reati commessi, sperando in una certa prescrizione. L’Italia è cambiata e nel frattempo le mafie hanno fatto il salto di qualità, “entrando” nei palazzi del potere.

I partiti politici, sono divenuti organico delle cosche, i rappresentanti i referenti territoriali degli “amici”: la commistione di interessi, avveniva nelle stanze del potere e quelle stesse stanze che dovevano discutere i provvedimenti a beneficio dei cittadini, diventavano stanze in cui si discutevano i benefit da dare alle cosche. L’Italia in mano alle mafie non ha mosso un passo avanti in termini di crescita economica e ha regredito sempre più in una spirale dove la moralità ha ceduto il passo alle ambiguità. La nostra economia si è confusa con l’economia illecita, quella per intenderci, provento dei reati come ad esempio il riciclaggio. Il nostro futuro si è lentamente annullato. Ecco perché torna di impatto nel confronto pubblico la questione morale.

E allora iniziamo, dal primo dei due punti che voglio analizzare.

Questione morale versus liste elettorali. È qui che si presenta il primo punto della questione. Garantire all’elettore la possibilità di scegliere tra un gruppo di candidati che non usi la politica per “rifarsi una verginità” da esperienze giudiziarie pregresse o che non sia una scorciatoia per sfuggire dalla macchina giudiziaria auspicando in una prescrizione durante la legislatura. È una consuetudine tutta italiana ed è anche una vergogna, tutta italiana. Pensare che in parlamento ci sono esponenti con pendenze penali; e pensare che quelle persone usino la politica per sistemare la propria posizione magari avanzando proposte legislative in grado di vanificare i loro processi in corso. I casi noti sono tanti, inutile elencarli. Ed è per questo che poi, a ragione, le persone comuni si sentono scoraggiate, si rifiutano di interessarsi alla politica o peggio ancora si rifiutano di andare a votare. Il marcio è visibile ai loro occhi e l’esigenza di una pulizia morale è fortissima ma non tutti i partiti ne sentono il bisogno.

Ecco perché in questo inizio di campagna elettorale, si sente spesso parlare di “impresentabili”. Si tratta di liste composte da nomi che non hanno reso un servizio pulito alla gestione della cosa pubblica attraverso il loro impegno politico, ma hanno contribuito a macchiarla, scendendo a patti con esponenti mafiosi per ottenere servigi o altri vantaggi. O peggio ancora per essersi resi loro protagonisti di svariati reati.

Il caso che sta tenendo banco in queste convulse ore è quello di Nicola Cosentino estromesso dalle liste del PDL ma come non ricordare Crisafulli, Papania e Caputo del PD o il più famoso Marcello Dell’Utri che aveva detto che si sarebbe candidato fino alla morte e che ha poi rinunciato alla sua candidatura. “Non voglio usare la politica per sfuggire alla giustizia” ha tuonato il senatore. Improvvisa resipiscenza? Non lo sapremo mai.

Mi permetto di stendere un velo su queste parole, che dicono davvero tanto sulla paradossale situazione che viviamo qui in Italia e per cui siamo davvero derisi dal resto d’Europa. In Italia sono tante le “vacatio legis” che governano il nostro sistema politico. Soprattutto l’assoluta mancanza di una legge che regoli la permanenza in politica, i requisiti soprattutto giudiziari che si devono possedere. L’Italia è e continua ad essere il paese delle contraddizioni e delle ambiguità, se non si risolveranno pienamente queste spinose questioni.

Per finire, vorrei spendere qualche parola sulla imbarazzante questione che si è aperta circa l’utilizzo dell’impegno antimafia per legittimarsi una sicura candidabilità e contestuale elezione in Parlamento. Mi viene allora spontaneo pensare a tutti quei ragazzi che come me hanno speso e ancora oggi spendono il loro tempo nel sostenere i magistrati e lo fanno con l’unico sentimento che muove le loro azioni: l’amore, quello stesso sentimento che muove le azioni e le decisioni di quei magistrati.

Ragazzi che sono andati avanti, quando tutto sembrava davvero perso. Che non si sono arresi davanti a quelle persone che in tutti i modi tentavano di destabilizzare i loro sentimenti e ostacolare in mille modi il loro fare attivo. Ragazzi che hanno pianto, perché non potevano essere lì, in carne ed ossa, accanto a questo o quel magistrato che andava sostenuto. Essi hanno usato l’unico strumento che possedevano, la scrittura che ha consentito loro di arrivare al cuore della gente ed evitare che la voce di quegli eroi rimasse inascoltata. Ragazzi che sono stati insultati da chi pensava di essere detentore di un “privilegio”, perché anche loro volevano essere protagonisti nel nome di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone. Ragazzi che hanno incontrato lungo il loro cammino molte maschere e pochi volti. Ecco, io ho pensato a loro che in fondo sono, come tanti altri, impegnati nell’antimafia del sociale.

Persone nascoste ma col cuore puro e l’animo nobile. Non basta organizzare un incontro, reggere uno striscione o partecipare ad un corteo per avere un posto in parlamento. No. Certe cose le fai perché le senti. Non per affermare il tuo prestigio personale. Anche a costo di rimanere solo, senza che nessuno sappia che esisti.