Start up innovative: un’Italia a doppia velocità

pa_banner

ROMA – A doppia velocità. E’ la caratteristica peculiare della crescita in Italia.

Lo certifica anche l’ultimo rapporto del registro imprese delle Camere di Commercio sulle startup innovative create in Italia. Dati che sottolineano il divario esistente tra Nord e Sud del Paese. Basta fornire alcune cifre. Facendo riferimento all’11 marzo di quest’anno, sono 307 le società costituende o costituite in Italia negli ultimi quattro anni. Il dato che salta maggiormente all’occhio è la totale disomogeneità della distribuzione di queste imprese. La differenza tra una zona e l’altra del Paese, infatti, ha dell’incredibile. Sommando il numero di imprese nate nelle tre grandi regioni del Nord si ottiene quasi la metà del totale di quelle nate sututto il territorio nazionale: il 44,3%. Nell’ordine, il Piemonte guida con il 16,3%, seguito dalla Lombardia (15,3%) e dal Veneto (12,7%).

Situazione completamente rovesciata al Sud, dove Campania (1%), Puglia (0,7%) e Sicilia (3,3%) arrivano, tutt’e tre assieme, ad uno scarno 5%. Per abbattere la soglia del 10% bisogna aggiungere il risultato del Lazio, il 5,2%. Un SUd, dunque, che nelle sue maggiori regioni viaggia ad una velocità che è la quarta parte di quella del Nord. Questo senza contare i lusinghieri risultati ottenuti da altre regioni settentrionali, quali Trentino Alto Adige (7,2%), Friuli Venezia Giulia (5,5%) e Liguria (5,2%). L’unica sorpresa è l’assenza dell’Emilia Romagna, tradizionalmente molto forte nella nascita di piccole e medie imprese, specialmente del settore manifatturiero.

Il fatto che Sud e Nord d’Italia viaggino a velocità differenti risulta evidente anche dalla classifica delle prime cinque città per numero di start up innovative: al primo posto troviamo infatti Torino, seguita da Padova, Trento, Milano e Roma. La differenza sta tutta nello sforzo di creatività, a Nord è molto più presente che a Sud, che conduce il nuovo “fare impresa” verso logiche imprenditoriali Nbic (nano-bio-info-cognitive), quelle che danno la più robusta speranza di creare veri posti di lavoro.

E’ stimato che, tra gli imprenditori innovativi, uno su tre riesca a stimolare la curiosità di terze persone, che iniziano poi a rischiare in maniera indipendente. Questo effetto domino potrebbe quindi condurre ad una esplosione di start up nel Settentrione d’Italia, laddove, per paradosso, al Sud esiste una vera e propria fame di lavoro. Ovviamente, queste imprese potrebbero iniziare a fare rete, collaborando e mettendo assieme le proprie forze e le proprie capacità.

Gli imprenditori innovativi sono particolarmente sensibili al rispetto della legge e del diritto, e questa è la ragione principale per la quale, in assenza di una rottura vera, di un’inversione vera di comportamento nel Meridione in questo senso, la tendenza nel Sud Italia, palesata dai dati mostrati in testa, non potrà mutare. Bisognerebbe, come afferma Piero Formica su Il Sole24Ore, che “il settore pubblico non fosse più il datore di lavoro (clientelare, per di più), bensì l’agente che facilita la nascita di start uo innovative”.

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.