Ministro, sottosegretario e nipote di Zio Gianni. Ecco chi è Enrico Letta.

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ROMA – Quel cognome tanto pesante non gli ha certo facilitato le cose. Lui, Enrico, democristiano, margheritino e poi democratico, diverso ma legato da stima profonda a Zio Gianni, spalla forte e uomo ombra di Berlusconi. Letta entrambi all’anagrafe, capaci di portare avanti le proprie carriere sfiorandosi appena.

Nel 2006, il giovane Enrico, per volere di Romano Prodi subentro’ all’esperto Gianni come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e due anni dopo in un curioso valzer di poltrone, dopo la vittoria di Berlusconi, Gianni si riprese il posto ceduto ad Enrico.
Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Oggi, il vice di Bersani nella segreteria nazionale del Pd, sta per occupare il posto che poteva essere di Pier Luigi, vittima di un partito lacerato e di un risultato elettorale decisamente poco esaltante.
Una bella scalata, fino alla cima conquistata a 46 anni, dopo essere stato uno dei ministri più giovani della storia repubblicana. Era il 21 Ottobre 1998, e l’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema gli affido’ l’incarico alle Politiche Comunitarie. Da allora una carriera in ascesa, passando nelle segreterie di almeno tre partiti. Fino al 1994 Democrazia Cristiana, poi Partito Popolare Italiano e quindi Margherita, prima di confluire nel 2007 nel grande contenitore del Partito Democratico.

Voluto ancora da D’Alema e poi confermato da Amato, che nelle ultime ore gli ha conteso la poltrona di Palazzo Chigi, dal 1999 al 2001 torna a fare il Ministro, questa volta con delega all’Industria al Commercio e all’Artigianato. Lascia l’incarico solo dopo la vittoria di Silvio Berlusconi, che si impone alle elezioni su Francesco Rutelli.

Nel 2001 fa il suo primo ingresso alla Camera dei Deputati e nel 2004 vola a Bruxelles, eletto nelle fila dell’Ulivo. Torna a respirare la politica romana nel 2006, quando Prodi lo nomina sottosegretario, preferendo la scranno di Montecitorio a quello europeo. Con le elezioni del 2008 è riconfermato alla Camera dei Deputati, esattamente come lo scorso Febbraio, quando corre da capolista in Campania e nelle Marche.

Oggi la chiamata al Colle, dove è arrivato a bordo della sua Fiat Ulysse. Domani il via alle consultazioni e quindi il toto-ministri. Davanti ai microfoni del Quirinale, il neo premier ha aperto a tutti, soprattutto al Pdl e non poteva certo fare altrimenti. “Il governo non si deve fare a tutti costi” ha poi affermato rispondendo ai giornalisti in sala che lo incalzavano sulle larghe intese. Poi si è rifugiato a casa per metabolizzare e Zio Gianni avrà di certo alzato la cornetta per fargli gli auguri di rito. Del resto ,il Pdl si aspetta dal giovane premier un dialogo concreto.