25 Aprile e il senso profondo dell’essere “Partigiani della Costituzione”

“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione”
Per parlare del 25 Aprile, è emblematico partire dalle parole di Piero Calamandrei, cariche di pathos e di amore verso la Carta nata dalla Resistenza.
E’ una data di importanza fondamentale per chi possiede memoria storica e coscienza civile. In questa giornata molti uomini giovani e meno giovani, hanno perso la  vita per difendere e liberare l’Italia dal giogo nazifascista. E chi ha vissuto quei giorni sa di aver visto coi suoi occhi la violenza, fisica e morale, l’impossibilità di sentirsi uomini non solo come esseri umani ma anche come cittadini. Il senso di civiltà non era presente nella memoria di chi per lunghissimi anni ha dominato intere nazioni, annullando di fatto i pochi diritti che erano riconosciuti. La nostra Carta Costituzionale, nata dalla Resistenza, scritta da chi aveva partecipato al secondo conflitto mondiale, è la più bella tra le carte fondamentali europee. Un connubio di diritti e di valori che si coniugano in un testo che conserva la sua tradizione ma che sa guardare verso la modernità richiesta dalla società attuale. Si dice che le norme costituzionali, sono programmatiche.. cosa vuol dire? Vuol dire, molto semplicemente, che seppur scritte nel lontano 1948 possiedono una loro elasticità che le rende in grado di adeguarsi ai “terremoti” che la società civile può vivere nel corso degli anni. Oggi conoscere e difendere la Costituzione sta diventando uno degli obiettivi della società civile anche non politicamente schierata. Penso alla iniziativa di qualche anno fa, organizzata da MicroMega, a difesa e sostegno della Costituzione. Il punto focale è capire perché questo risveglio e questo fermento nel sostenerla. La politica, da qualche anno ormai, pone in essere atti che apparentemente possono considerarsi in palese contrasto con il dettato Costituzionale. Con quei valori e principi che sono il fondamento di ogni società e governano in un ottica più ampia i rapporti umani e sociali. Penso ai primi tredici articoli, perle autentiche di saggezza giuridica. Ma non posso non pensare che molti di quei principi, sono ancora “sulla carta” e che nessuno governo si è ancora preoccupato di attuare pienamente. Penso all’articolo 4 che stabilisce il diritto al lavoro, all’articolo 3 che sancisce il principio d’egualianza e via discorrendo. Penso a quelle tante proposte di legge o addirittura le leggi che sono state scritte di fatto stracciando questi articoli importanti. Ogni giorno la nostra Costituzione è sottoposta a continue scosse che di fatto la snaturano e la rendono lontana dalla sua ratio. Solo custodendo questa carta e il suo valore possiamo iniziare un processo di costruzione di una società diversa. E allora non è un azzardo o una bestemmia se un magistrato come Antonio Ingroia si proclama partigiano della Costituzione. Perché lui sa che i valori fondamentali di una società sono racchiusi in quel testo. E perché sa, che tramite essa si può tornare a sperare un futuro migliore.. bisogna tornare ad essere Partigiani della Costituzione per partecipare alla costruzione di una Italia migliore.