Cittadino Usa condannato ai lavori forzati in Nord Corea: ancora tensione tra Washington e Pyongyang

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PYONGYANG – Non sono bastati i venti di guerra delle scorse settimane tra Nord Corea e Stati Uniti. La tensione tra i due Paesi rischia di salire alle stelle a causa di una nuova controversia internazionale.

Come riferisce l’agenzia ufficiale Kcna, la giustizia nordcoreana ha infatti condannato a 15 anni di lavori forzati Kenneth Bae (o Pae Jun-ho, secondo il nome in coreano), cittadino statunitense nato quarantaquattro anni fa in Corea del Sud. Il processo si è tenuto il 30 aprile, mentre l’arresto risale a sei mesi fa, mentre l’uomo guidava a Rason, nel Nordest del paese, un gruppo di turisti. Di questi, uno sarebbe stato trovato in possesso di file contenenti dati sensibili. Sabato scorso, l’agenzia Kcna aveva scritto che l’uomo aveva “commesso il delitto di aver avuto un atteggiamento animoso contro la Repubblica popolare democratica della Corea e di aver tentato di rovesciare il regime. Accuse tutte confermate da prove”. Tuttavia, l’agenzia di stampa nordcoreana non ha specificato nel dettaglio di quali accuse si tratti.

A nulla è valso il tentativo, da parte del Dipartimento di Stato americano di concerto con l’ambasciata svedese, di convincere le autorità nordcoreane a rimettere Bae in libertà. Un precedente del 2009, tuttavia, lascia ben sperare: due giornalisti furono condannati a dodici anni di lavori forzati, ma furono poi rilasciati.