Processo Ruby, dura requisitoria della Boccassini: “Sei anni a Berlusconi”

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MILANO – “SIlvio Berlusconi è responsabile di ambedue i reati contestati. Questo tribunale ne chiede la condanna ad anni sei di reclusione: anni cinque per il reato di cui al capo a (prostituzione minorile, ndr), aumentati ad anni sei per il reato di cui al capo b (concussione, ndr). Come pena accessoria, interdizione perpetua dai pubblici uffici”.

La fine della requisitoria della Boccassini è stata come al solito dedicata alla richiesta della pena per l’imputato. Una richiesta dura, come dura era stata tutta la requisitoria, nella quale ha iniziato affermando che “le ragazze invitate ad Arcore facevano parte di un sistema prostitutivo organizzato per il soddisfacimento del piacere sessuale di Silvio Berlusconi”. In particolare, Ruby, per la Boccassini, era “la preferita, la più gettonata tra le ragazze. Non v’è dubbio che abbia fatto sesso con Berlusconi e che ne abbia tratto giovamento”. Secondo il pm, Berlusconi sapeva perfettamente che la ragazza marocchina non fosse maggiorenne, circostanza che per la Boccassini era a conoscenza diretta anche di Emilio Fede e Lele Mora.

“Ruby frequentava Arcore in tutte le feste comandate. Berlusconi, compatibilmente con i suoi impegni istituzionali, approfittava proprio di quei giorni di riposo per ricevere le ragazze, e Ruby c’era sempre: Pasqua (che quell’anno cadeva il 4 aprile), 25 aprile, e primo maggio”. La Boccassini dà quindi alla frequentazione tra Berlusconi e Ruby i caratteri della serialità, e afferma che l’ex presidente del Consiglio avrebbe versato alla ragazza “oltre 4,5 milioni di euro, “come dimostrano le intercettazioni telefoniche, un biglietto sequestrato alla giovane marocchina e i prelievi fatti dall’ex premier su uno dei suoi conti”.

Allo stesso modo, il pubblico ministero si dichiara “certa che prima del 14 febbraio (quando Emilio Fede porta la ragazza ad Arcore) Kahrima El Mahroug, si prostituisse. Era spesso a fare spese nelle boutique del Quadrilatero della moda, a Milano, acquistando vestiti costosissimi”.

Per quel che riguarda il reato di concussione (che sarebbe stato commesso il 27 maggio 2010, la Boccassini afferma che “chi intervenne in questura non poteva certamente ignorare che quella minore era da ricondurre nella sfera personale del premier”. Inoltre, “attorno al presidente Berlusconi già si erano verificate disvelazioni pubbliche da parte del suo entourage familiare, la vicenda Noemi e quella delle foto di Villa Certosa”. In quei giorni “si scatena un apparato militare per evitare che venga fuori la verità su Ruby. E tutto questo per proteggere una minorenne che aveva fatto pena perché le avevano buttato l’olio bollente sulla testa? Veramente possiamo credere a queste risibili dichiarazioni?”.

Il reato di concussione è spiegato in questi termini: “L’imputato è colpevole del reato di concussione perché, abusando della sua qualità, ha fatto in modo che la minore ricevesse un indebito vantaggio non patrimoniale consistente nella sua fuoriuscita dalla sfera di controllo della polizia; e per sé che non si disvelasse quanto accadeva nelle serate di Arcore”. La Boccassini, inoltre, tratteggia una descrizione caratteriale di Ruby, definendola “vittima del sogno italiano delle ultime generazioni: successo e soldi a tutti i costi. Lei ha sfruttato la sua avvenenza fisica a questo scopo. Ha lasciato la sua casa in Sicilia, dove viveva modestamente ma nel decoro, e si è inventata la storia del padre musulmano che la picchiava”.

Infine, una curiosità che sa quasi di beffa: “Prima di entrare nel merito delle imputazioni ascritte a Berlusconi – ha detto Ilda Boccassini – volevo ribadire l’importanza della tutela del minore al punto che sono intervenute due leggi importanti, una nel febbraio 2006, la numero 38, e l’altra nel marzo del 2008, volute dal governo Berlusconi”. C’è la concreta possibilità che il Cavaliere venga condannato per leggi da lui stesso volute. Il prossimo 3 giugno, nuova udienza per ascoltare le posizioni della difesa. Ultima udienza il 24 giugno, giorno anche della possibile sentenza.

“Non mi è stato possibile ascoltare la requisitoria”, ha affermato Berlusconi. “Ho letto le agenzie. Che devo dire? Teoremi, illazioni, forzature, falsità ispirate dal pregiudizio e dall’odio, tutto contro l’evidenza, al di là dell’immaginabile e del ridicolo. Ma tutto è consentito sotto lo scudo di una toga. Povera Italia!”.