Il mostro di Corigliano: “Fabiana cercava di togliermi la tanica di benzina dalle mani”

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CORIGLIANO CALABRO – Quello che filtra dagli interrogatori è spaventosamente scabroso.

D. M., 17 anni (18 tra tre mesi), ha ucciso la sua fidanzata, la povera Fabiana Luzzi, 16 anni, in una maniera che forse si può vedere soltanto nei film. L’ha convinta a salire sul motorino, l’ha portata in un luogo isolato e ha cercato di avere con lei un rapporto intimo, che la ragazza ha rifiutato. Un rifiuto che, per un diciottenne cresciuto in una società nella quale l’uomo prevarica la donna in tutto e per tutto, è suonato come un affronto, una immane mancanza di rispetto. Ha tirato fuori un coltello a serramanico (che evidentemente aveva portato con sé) e l’ha colpita svariate volte. Poi l’ha spostata di diciassette metri e mezzo, portandola sotto un fico. 

Tornato indietro, si è recato a casa sua a prendere una tanica che ha riempito di benzina. Giunto di nuovo là dove aveva lasciato la ragazza, ha iniziato a versargliela addosso, ma ha dovuto fare i conti – questo particolare è emerso soltanto in seguito – con la sua reazione: pur colpita e ferita da diverse coltellate, ha trovato la forza di alzarsi e reagire a queto tentativo di essere bruciata viva. Purtroppo, il ragazzo è riuscito nel suo intento di dare fuoco al corpo di Fabiana, mentre lei lo supplicava di non farlo. Nel tentativo poi di spostare il corpo, ancora in fiamme, si è ustionato braccia e volto, particolare che aveva giustificato in un primo momento parlando di un incidente domestico. 

Alla fine, questo ragazzo è crollato. Davanti a sua madre, ha di colpo perso tutte le sicurezze fatue che lo facevano sentire adulto. Ha confessato un omicidio commesso in modo animalesco, con una cattiveria inumana. E senza mostrare nessun segno di pentimento.