Primo Maggio…. Stato, se ci sei, batti un colpo!

Parlare del 1 maggio, significa partire da una considerazione amara quanto vera: ovvero che l’articolo 1 della nostra carta Fondamentale è  il più importante ma anche il più tradito. Parlare di questo giorno non è molto semplice, soprattutto se a farlo è una giovane donna che sta iniziando ad affacciarsi al futuro con tutto il desiderio di vedere realizzati i suoi desideri o i suoi progetti importanti. Sogni che si scontrano con una dura realtà, fatta di rinunce e di sacrifici in cui si tenta con tutte le tue forze di mantenere alto i valori dei propri studi.

È stato un primo maggio in cui era assente la volontà di festeggiare: perché le statistiche sono sempre molto chiare nel sciorinare dati “abbastanza” deludenti sullo stato occupazionale in Italia: tre milioni i disoccupati, disoccupazione giovanile al 38,4 %, 248.000 posti di lavoro persi nell’ultimo anno: questi ultimi, poi,  frutto di una riforma del lavoro che non possedeva i connotati e le potenzialità di una vera riforma. La politica deve adottare strumenti efficaci per garantire lo stato occupazionale, poiché è da questo che si produce ricchezza e il paese può progredire e arricchire la sua economia. Nei fatti, invece, l’Italia versa in uno stato in cui il precariato è divenuto la regola mentre la stabilità occupazionale è diventata la “vera” eccezione.

Colpa di un sistema che ha prodotto le leggi nate con la volontà di promuovere la “flessibilizzazione” del mondo del lavoro in un sistema economico ancora obsoleto. Per questo motivo non è sbagliato asserire che l’articolo 4 che garantisce il diritto al lavoro, di fatto, è una delle tante  inattuazioni che la nostra Costituzione conosce. Lo stato lo deve garantire e lo deve fare attraverso qualsiasi strumento, anche la politica economica. Su questo aspetto si dovrà giocare la partita più importante dell’attuale governo, perché l’Italia non deve essere più un paese senza lavoro e di conseguenza, senza dignità. C’è tanta disperazione e malcontento tra la gente. C’è volontà da parte dei giovani di uscire dalle proprie case e andare incontro al futuro. Ma tutto questo, non si può realizzare se lo Stato non crea posti di lavoro.

Ed è per questo che la festa del Primo Maggio, si riduce ad essere per tanti una festività in cui ad essere festeggiato non è il lavoro ma la disoccupazione e l’amarezza dei tanti, uomini e donne che rimangono inermi a fronte di queste situazioni.  Il mio pensiero e anche la mia lacrima, mentre scrivo, va a loro.. a quei padri di famiglia che non hanno più un lavoro, che tornano a casa la sera consapevoli che l’indomani non saranno più chiamati a svolgere il loro compito…ai loro occhi che si riempiono di lacrime quando incontrano quelli dei loro figli, che possiedono ancora tutta la speranza di vivere un futuro migliore. A quei tanti lavoratori che sono morti, stremati da una fatica svolta in condizioni proibitive. Ai tanti lavoratori del Bangladesh, che hanno perso la vita nel crollo del palazzo di Rana Plaza otto giorni fa. Sono tanti, troppi questi morti senza un nome.

Voglio ricordare anche un nome che, chi svolge l’impegno antimafia alla stregua di un vero impegno civile, non può non ricordare: Placido Rizzotto. Giovane sindacalista di Corleone, morto per mano di Don Michele Navarra, capo della cosca mafiosa di Corleone. La mafia lo uccise per il suo impegno a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre.

Ricordare significa saper tramandare, perché il futuro dovrà essere diverso da questo presente. E poiché la memoria è il motore per muovere la possibilità di un vero cambiamento, vorrei concludere con delle parole che sono importanti e che sono state pronunciate da uno dei migliori Presidenti che la nostra Repubblica abbia conosciuto: Sandro Pertini: “Battetevi sempre per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale;  La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame.” Parole importanti, attuali anche se risalgono ad un tempo ormai passato. L’augurio che possiamo farci, e mi rivolgo ai giovani soprattutto, è che lo Stato non si dimentichi di noi. Che ci invogli a rimanere in Italia a svolgere il lavoro per cui abbiamo studiato e ci siamo sacrificati. Che lo faccia, approntando un sistema legislativo in materia di diritto del lavoro efficace e utile a incrementare l’occupazione in Italia. Non possiamo permettere che le migliori menti vadano via.

Ma dobbiamo far si che restino, per migliorare questo paese.

Stato se ci sei….batti un colpo!