Ricordo di una grande Donna: Agnese Borsellino

Dicono che dietro un grande uomo, c’è sempre una grande donna. E Agnese Borsellino lo era, pur essendo all’apparenza una donna minuta ma con un sorriso aperto e solare. Aveva nell’animo la forza di chi ha voluto stare vicino ad un uomo che aveva fatto della lotta alla mafia, una vera ragione di vita. Provo un po’ di soggezione nello scrivere di questa donna che tutti dicevano essere fantastica, dolce, umile. Una madre e moglie che davvero non ha mai smesso di lottare, di cercare la verità su quel tragico pomeriggio d’estate che ha tolto a tutti, Paolo Borsellino. Di lei, ho sempre ammirato la sua compostezza in un dolore lancinante che le ha fatto compagnia per ventuno anni. Quel dolore, così forte che solo chi ha conosciuto il vero amore può provare. Agnese ha fatto sua la lotta di Paolo, dopo la sua morte. Portando avanti una testimonianza silenziosa ma al contempo rumorosa, di quei valori che hanno caratterizzato la vita di Paolo Borsellino una vita spesa per amore di Palermo e di tutta quanta la Sicilia.

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È volata in cielo, in una tiepida domenica di maggio. Dopo una lunga malattia che certo, non le aveva impedito di chiedere verità ad uno Stato che ancora prova soggezione davanti a richieste di questa portata. Agnese non aveva timore, perché sapeva che quella richiesta avrebbe potuto aprire un varco, tenere accesa la speranza per avere una società migliore. Quella speranza che aveva mosso tutta la vita di Paolo fino all’estremo sacrificio della sua vita e che oggi ancora smuove i cuori e le coscienze dei tanti che sentono vicini i magistrati siciliani, veri eredi di quei maestri. Anche se Agnese ci ha lasciati, il suo pensiero e il suo patrimonio di valori deve continuare ad essere presente nella nostra vita. La sua tenacia e il suo coraggio devono spingerci ad andare avanti nei tanti motivi di sconforto che possiamo attraversare nella nostra quotidianità. E la voglia di essere parti di un vero cambiamento morale deve partire da esempi puri e concreti come Agnese.

Sarà  la sfida che la parte migliore della società civile deve affrontare. Ingaggiare una “lotta” per far si che le sorti di questo paese possano cambiare. Perché non ci sia più l’alone di mistero ad avvolgerla ma la luce della verità. Dobbiamo partire dagli esempi di quei tanti “testimoni” che hanno visto la mafia “in diretta”. Non possiamo più indugiare. Ognuno è chiamato nel suo piccolo a portare avanti il cammino verso la verità e la costruzione di un paese diverso. Dobbiamo farlo, con l’esempio vivo di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone e di quelle grandi donne che hanno scelto di condividere le sorti di questi uomini. Perché la lotta alla mafia, si fa nei tribunali ma si fa anche con atti concreti della società civile. Senza slogan urlanti. Ma con un impegno vero e concreto. Un impegno da portare avanti, da oggi, non solo nel nome di Paolo ma anche in quello di Agnese.