A 35 anni di distanza dall’omicidio Moro vengono fuori atti e documenti raccolti nel libro di Imposimato

Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, 35 anni fa fu rapito dalle Brigate Rosse e dopo 55 giorni di prigionia assassinato. Il suo corpo fu ritrovato, dopo una telefonata del brigatista Morucci al professore Tritti, in una Renault 5 di colore rosso in viua Caetani mentre il sequestro avvenne in via Fani(furono uccisi i cinque poliziotti della scorta).
Il giorno del sequestro non fu un caso ma quel giorno il IV governo Andreotti nato su iniziativa di Moro con il Pci, chiedeva la fiducia e, con il sequestro, fu leso ogni possibilità di compromesso storico tra il Pci e la Dc.
Oggi, a 35 anni di distanza, è stato edito dalla Newton Compton il libro “I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia” scritto da Ferdinando Imposimato, giudice istruttore del processo sulla strage di via Fani.  Il volume da due mesi è in testa alle classifiche dei libri più venduti, segno che l’attenzione e l’interesse per questa storia, mai chiarita “in toto” è vigile ed acceso.
Il pubblico segue con attenzione il recupero e la pubblicazione di verbali ed atti secretati per decenni, dimenticati nei cassetti o fatti sparire, i quali potrebbero anzi aggiungono tasselli di verità utili a cercare di capire il come ed il perchè di quella tragedia.
Il lavoro di Imposimato è stato davvero clamoroso, concentrato quasi integralmente sul periodo del sequestro; ha trovato uomini dell’Arma che gli hanno raccontato come lo Stato, pur sapendo il luogo dove Moro era tenuto prigioniero(Via Montalcini 8, zona Portuense, Roma) non fecero nulla per salvargli la vita anzi, stando alla versione del giudice, i militari controllavano i movimenti della casa-prigione con microtelecamere, registratori aspettando l’ordine di fare un blitz che però mai arrivò.
Moro fu un politico timido, sfuggente ed è stata una figura raccontata dalla letteratura, dal cinema, dalla musica: Pasolini se ne è occupato anche come giornalista, sul Corriere della Sera, e come romanziere nell’incompiuto Petrolio; Leonardo Sciascia lo rende  protagonista di Todo Modo mentre il premio Oscar Elio Petri lo racconta nell’omonimo film.
Oggi la sua figura è nel cinema grazie ai film Buongiorno, Notte di Bellocchio, e Romanzo di una strage di Giordana. Anche i cantatutori lo hanno cantato da Jovanotti(nella canzone Mario) e Giorgio Gaber che, due anni dopo l’assassinio, gli dedicò una strofa nell’estrema canzone Io se fossi Dio.  La sua morte ricade, oltre che sulle Br, sulla responsabilità della classe politica di allora, in particolare del suo partito. 

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