Confederations Cup: pazza Italia, 4-3 al Giappone. Sabato il Brasile

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RECIFE – Siamo sinceri, ieri notte eravamo divisi a metà. Chi aveva pensato di godersi la partita in poltrona ha finito per essere destato più volte dalle urla di Bizzotto. Chi aveva pensato di addormentarsi guardando la Nazionale ha passato due ore in bianco con il battito accelerato.

Perché quest’Italia che perde, rimonta, passa, viene raggiunta e ripassa, il sonno ce lo fa perdere. Quegli avversari dai nomi un po’ improponibili e dai tratti somatici che ci ricordano inevitabilmente i Samurai sbucavano da ogni dove. E per oltre mezzora della prima frazione ci hanno fatto sentire deboli, superficiali, addirittura inadeguati. Quando l’Italia di Prandelli ha deciso di venire fuori e ha inzuccato con De Rossi, colpendo pochi minuti dopo un palo con Giaccherini, è stata essa stessa a segnare i propri limiti e i propri punti di forza. Dei limiti si è detto. ei punti di forza non possiamo non citare il carattere, l’orgoglio, la voglia di riprendersi da un iniziale letargo e rimettere a posto le cose.

De Rossi, poi un’autorete dopo una travolgente azione di Giaccherini, Balotelli e Giovinco. Sono stati loro i giostrai di un divertimento a corrente alternata, i finalizzatori di una squadra che ha saputo chiudersi (carattere) quando il Giappone – praticamente sempre – ci ha costretti nella nostra area e ha colpito pali e traverse quasi a raffica, mettendo a nudo una condizione fisica forse deficitaria e una eccessiva tendenza (superficialità) a considerare chiusa una gara che chiusa non lo è stata mai. Anzi. Bisogna essere onesti: gli asiatici avrebbero meritato quantomeno il pari. Ma questo è il calcio, ed è racchiuso nella rete di Giovinco, arrivata con un contropiede dopo aver posto fine ad un vero proprio assedio a Fort Apache da parte dei nipponici.

Siamo in semifinale. Dopodomani c’è il Brasile, con cui abbiamo solo da stabilire a chi spetta il rpimato del girone.