Concussione e prostituzione minorile: sette anni a Berlusconi. “Innocente, resisterò”

MILANO – Sei anni chiesti dall’accusa, sette quelli concessi dai giudici della quarta sezione del Tribunale di Milano, presieduti da Giulia Turri.

Al termine sette ore di camera di consiglio, Silvio Berlusconi è stato condannato per concussione e prostituzione minorile nel processo Ruby. La condanna prevede anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Fuori dal Palazzo di Giustizia di Milano, oltre a gruppi contrapposti pro e contro il Cavaliere, una nutritissima schiera di giornalisti provenienti da tutto il mondo, finanche dal Giappone. In aula, l’accusa era oggi rappresentata dal pm Antonio Sangermano e dalprocuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati. Assente Ilda Boccassini, che da tempo aveva programmato una settimana di ferie. La difesa del Cavaliere, oggi assente, era rappresentata dai legali Piero Longo e Niccolò Ghedini.

Ma lo stesso Berlusconi si è fatto sentire nel pomeriggio inoltreto con una nota ufficiale: “Ero veramente convinto che mi assolvessero – ha affermato -, perché nei fatti non c’era davvero nessuna possibilità di condannarmi. E invece é stata emessa una sentenza incredibile, di una violenza mai vista né sentita prima, per cercare di eliminarmi dalla vita politica di questo Paese. Non é soltanto una pagina di malagiustizia é un’offesa a tutti quegli italiani che hanno creduto in me e hanno avuto fiducia nel mio impegno per il Paese. Ma io, ancora una volta, intendo resistere a questa persecuzione perché sono assolutamente innocente e non voglio in nessun modo abbandonare la mia battaglia per fare dell’Italia un paese davvero libero e giusto”.

E’ intervenuto anche Alfano, segretario del Pdl e vicepresidente del Consiglio: “Ho appena chiamato il presidente Silvio Berlusconi – ha affermato -per manifestargli la più profonda amarezza e l’immenso dolore di tutto il Popolo della libertà, per una sentenza contraria al comune senso di giustizia, al buon senso e peggiore di ogni peggiore aspettativa. L’ho invitato, a nome del nostro movimento politico, a tenere duro e ad andare avanti a difesa dei valori, degli ideali e dei programmi che milioni di italiani hanno visto incarnati in lui”.

Ghedini, a sentenza letta, ha commentato: “La questione non è se si tratta di una sentenza politica o non politica. È una sentenza al di fuori della realtà e al di fuori degli atti processuali. Era una sentenza attesa”, ha concluso. Subito dopo la sentenza, sono iniziate a piovere le reazioni sdegnate dei dirigenti del Popolo della libertà. “Io che sono sempre dalla parte delle donne – ha commentato Daniela Santanchè – volevo vedere le tre donne che hanno giudicato il presidente Berlusconi. Sono rimasta troppo male: usare le donne, da parte di donne, per una sentenza politica”. Schifani ha aggiunto: “Una sentenza abnorme e surreale, con un colpevole e nessuna vittima”. E il senatore Malan: “Un vero attentato alla democrazia e allo stato di diritto che pone l’Italia tra i paesi con la democrazia a rischio”.

Ovviamente, il primo pensiero va al futuro del governo. A cercare di fugare sospetti e tentazioni di staccare la spina ci pensa Gianfranco Rotondi: È una sentenza politica che avrà una risposta politica: nessun agguato al governo, sostegno a Letta e Alfano nell’interesse dell’Italia, ma la risposta politica verrà e sarà fortissima. Forse nè il Pd nè Forza Italia – conclude Rotondi – sono lo strumento giusto per opporsi al colpo di Stato”.

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.