IL PAESE DEI SAGGI E DEL LAVORO CHE NON C’E’

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Carta vetrata foto

Siamo tutti “indignati” e peggio spettatori impotenti di un Paese che sempre di più si affaccia sul ciglio di un “baratro”, incapace di leggere i dati dell’economia reale, delle imprese e delle famiglie. Un Paese in declino, da mesi preoccupato soltanto di nominare Saggi e parlare di Riforme Costituzionali.

L’Italia deve ripartire, il tempo è scaduto ma nessuno se n’è accorto. Mai come in questo momento è innegabile la distanza formale che si è instaurata fra domanda ed offerta di rappresentanza. La povertà e la miseria “urlano” nelle strade e nelle piazze, ma nessuno nel Palazzo ascolta.

Eppure il senso dell’urgenza, del fare in fretta lo abbiamo sentito in tanti, quando abbiamo ascoltato in tv i dati dell’Istat sull’occupazione. Dati drammatici che ancora una volta confermano che il lavoro è la vera emergenza sociale di questo nostro Paese.

Bisogna diminuire il peso della pressione fiscale sul lavoro. Dobbiamo mettere le imprese in condizioni di assumere e ritornare ad investire rompendo in questo modo il circolo vizioso di credito e recessione nel quale ci siamo avvitati e che ci sta facendo perdere competitività e fiducia. Dobbiamo bloccare il cancro della cassa integrazione, mettere in campo misure per dare ossigeno alle famiglie e opportunità concrete e solide ai giovani e ai meno giovani in cerca di lavoro.

Verità ridotte a parole, che ascoltiamo quasi con fastidio mentre tutti continuano ad invocare le riforme come la panacea di tutti i mali.

E allora si, facciamole queste Riforme. Ma si cominci da quella dell’articolo 1 della Costituzione perché l’Italia, se ancora qualcuno non se ne fosse accorto, è una Repubblica democratica ma non più fondata sul lavoro!