70 anni fa la caduta di Mussolini

Il luglio del 1943 è l’epilogo di una situazione che andava delineandosi da alcuni mesi.

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Un clima di disobbedienza avvolge il regime fascista e si determina un distacco degli italiani dal fascismo accompagnato dal passaggio dai dubbi alla certezza della sconfitta. 
I sacrifici sempre più gravi imposti alla popolazione determinarono un malcontento crescente tra le masse, gli imprenditori ed i rappresentanti del capitale finanziario che non riuscivano ad assistere indifferenti alla distruzione, sotto i bombardamenti, delle proprietà immobiliari, degli impianti industriali, delle sedi commerciali e del naviglio mercantile. 

Nel mese di marzo del 1943 gli scioperi ebbero particolare virulenza nel triangolo industriale e soprattutto nelle industrie belliche, ma i fatti che determinarono la caduta di Mussolini, del suo regime e la presa di posizione del re Vittorio Emanuele III furono : lo sbarco avvenuto in Siclia, a Gela, degli anglo-americani l’11 luglio ed il bombardamento di Roma il 19 che fece migliaia di morti nel quartiere di San Lorenzo. 

Il giorno 11 la 7° armata americana sotto la guida del Generale Patton(il generale d’acciaio) sbarca sulla spiaggia tra Licata e Gela mentre l’8° armata inglese guidata dal Generale Montgomery, sbarca tra Siracusa e Capo Passero.
Il morale a Roma nell’entorurage di Mussolini è a pezzi ed i suoi più stretti collaboratori lo costringono a convocare il Gran Consiglio mentre il 19, giorno del bombardamento di Roma, Mussolini è a San Fermo, in provincia di Belluno, nella villa del senatore Gaggia. Qui il duce incontra Hitler che all’annuncio appare eccitato mentre il suo interlocutore italiano è sempre più debole nelle argomentazioni. Il Generale Ambrosio, capo di Stato maggiore italiano, si convince della totale impotenza di Mussolini e Vittorio Emanuele III, che da
villa Savoia ha appreso delle devastazioni provocate dai bombardamenti nei quartieri S.Lorenzo e Tiburtina, comprende che è tempo di agire.

Il 25 luglio si tiene la riunione del Gran Consiglio e dopo un ampio dibattito Mussolini mette ai voti per appello nominale, l’ordine del giorno proposto dal gerarca Grandi, il quale prevedeva “l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali” invitando il capo del Governo a pregare il Re “affinchè egli voglia, per l’onore e la salvezza della Patria, assumere, con l’effettivo comando delle forze armate di terra, di mare e dell’aria, secondo l’Art.5 dello Statuto del Regno, quelle supreme iniziative di decisione che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono”. 

L‘ordine viene approvato con il voto favorevole anche del cognato di Mussolini, Galeazzo Ciano: Mussolini è costretto a dimettersi e nella notte del 26 luglio il duce viene arrestato per ordine del Re a villa Savoia, messo in stato di “protezione” e trasportato in ambulanza nella caserma della legione allievi Carabinieri di Roma. 

Vittorio Emanuele III nomina come capo del governo il Maresciallo d’Italia Badoglio.