90 anni da Monaco 1923: un oscuro attore tenta di impadronirsi del potere 1° PARTE

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Nel 1923 Hitler pensava di riuscire ad impadronirsi del potere con un colpo di stato. I tempi erano favorevoli. La Germania era traumatizzata dall’inflazione che in quell’anno aveva raggiunto il culmine: per fare un dollaro occorrevano 4 miliardi di marchi.

La Francia aveva invaso la Ruhr, il cuore produttivo della Germania esigendo l’immediato pagamento dei danni di guerra. La resistenza operaia in quel distretto minerario costrinse i francesi ad applicare la legge marziale ed eseguire condanne a morte. Hitler ebbe facile gioco nell’aizzare le masse che avevano simpatia per il nazismo contro governanti colpevoli di aver tradito la patria accettando le durissime clausole del trattato di Versailles. In questo periodo Hitler ha il suo quartier generale politico a Monaco mentre nel resto della Germania è quasi sconosciuto.

Agli inizi del novembre del 1923 durante un comizio organizzato in una birreria dal gruppo di secessionisti della Baviera guidati da Von Karl, Hitler fa circondare il locale dalle sue squadre d’azione e con il suo impermeabile bianco svolazzante e la rivoltella in un pugno entra nella sala, balza su di una sedia ed esplode un colpo contro il soffitto.

Molti, tra i tremila presenti, non lo riconoscono nemmeno ed un poliziotto dirà di averlo scambiato per un ubriaco tanto i suoi occhi erano gonfi e rossi.

Hitler bleffa dicendo che il locale è circondato da 600 uomini armati a lui fedelissimi che hanno l’ordine di sparare a vista su chiunque cerchi di uscire.

Allo stesso tempo annuncia che il governo bavarese e quello del Reich sono stati rovesciati, che tutte le caserme dell’esercito e della polizia sono state occupate, che colonne di soldati e agenti di polizia stanno marciando sulla città sventolando le bandiere con la croce uncinata.

Detto ciò Hitler punta la pistola contro Kahr, Lossow e Seisser, capi del movimento politico secessionista della Baviera, li conduce in una saletta e minacciandoli di morte, gli intima di essergli complici.
Si auto-nomina capo del Reich dicendo che Ludendorff sarà a capo dell’esercito nazionale anche se il generale è all’oscuro di tutto. I leader del movimento secessionista non si impressionano alle parole di Hitler e Kahr gli dice: “Lei, signor Hitler può uccidermi o farmi uccidere, lo so. Ma le assicuro che in questo momento la cosa mi è del tutto indifferente”. Hitler, rivolgendo la rivoltella contro di se dice:”Signori, io vi giuro che se domani non uscirò vincitore da questa situazione sarò un uomo morto”.
Tutto si sblocca con l’arrivo di Ludendorff, che ha capito poco di quello che sta succedendo ed è irritato, all’inizio con Hitler, poi si “ravvede” e persuade gli altri ad accettare il gioco di Hitler che ha mentito quasi su tutto con l’esercito che sta resistendo all’avanzata delle S.A.

Kahr, Lossow e Seisser sfuggono la sorveglianza delle S.A. e, dai loro uffici, organizzano il contro-colpo di Stato partendo dalla stampa e l’affissione in tutta Monaco di manifesti che sbugiardano Hitler.

Ludendorff ed Hitler alla testa di un corteo di nazisti, attraversano il centro di Monaco senza che alcun militare li blocchi: il primo posto di blocco viene attraversato senza nessuna reazione, al secondo invece un nazista fa esplodere un colpo di rivoltella da cui segue una sparatoria che fa due vittime: un agente di polizia ed il nazista che teneva sotto braccio Hitler che, tirato giù dal cadavere del suo compagno, striscia verso il muro e facendosi caricare a bordo di un’ambulanza si salva.

Nessuno osa alzare le armi contro Ludendorff il quale supera i cordoni della polizia facendosi arrestare da un ufficiale. Qualche giorno dopo anche Hitler verrà arrestato e, condannato alla prigionia, scriverà in carcere il primo capitolo della sua opera ed opera-guida del nazismo: “MEIN KAMPF”.

Seguirà la 2° PARTE domenica 21 luglio 2013