L’ANTIMAFIA: ESERCIZIO DELLA MEMORIA E DELL’IMPEGNO.

C’è una frase su cui ultimamente mi capita di riflettere e che torna con una certa veemenza nella mia memoria; essa, recita così: “l’antimafia è spesso una bandiera sventolata da soggetti che se impadroniscono per moda o tornaconto. Un opportunismo quanto mai dannoso per chi invece la mafia la combatte veramente”. Queste parole, oggi, risuonano nella mente di ognuno di noi con ancor più forza quando diventano oggetto di una riflessione ampia e profonda se fatta alla vigilia di un anniversario importante e pregno di significato per chi ci crede. Venerdì, saranno ventuno anni che Paolo Borsellino è stato strappato all’affetto dei suoi cari. Una ricorrenza che quest’anno verrà celebrata in concomitanza con l’inizio di un processo importante, quello sulla presunta trattativa stato mafia, deputato a fare luce sulle trame che hanno preceduto quelle morti, le ombre sulla politica del tempo, le ragioni che hanno indotto pezzi dello Stato a trattare con la mafia. E anche se la “corrente negazionista” afferma che si tratterà di un processo basato sul nulla, tanto da riuscire ad  imbastirci un pregevole saggio divenuto per alcuni una perla della dottrina penalistica, c’è chi crede che invece questo processo potrà contribuire ad aprire spiragli di luce e a far si che la questione morale, in Italia, non rimanga solo una bella espressione di esercizio dialettico ma sia invece affrontata e risolta dalla nostra politica. Questi sono giorni in cui molti si accostano al ricordo, con dedizione e silenzio, molti altri invece approfittando della passerella più o meno vistosa, fanno di tutto perché possano fare bella mostra del loro sé. Come ogni anno, non sono mancate le polemiche che hanno costituito il contorno più o meno goliardico. Dalla scelta di far coincidere due manifestazioni che fino allo scorso anno erano condotte separatamente perché mosse da motivazioni ideologiche e politiche differenti; oppure quella che nella sua futilità, ha messo in risalto la pochezza di chi si sente investito di una missione che a nulla serve se non a scatenare solo voci declamanti vacui slogan . In tutto questo bailamme, a rimetterci è solo la memoria e il ricordo di chi oggi non c’è più e che per tutta la sua vita ha utilizzato poche volte “palcoscenici” se non per scuotere le coscienze e richiamare l’attenzione della politica troppo addormentata e poco avvezza al compimento dei suoi doveri di aiuto e sostegno alla magistratura. Un po’ come accade ancora oggi. Quando si dice che Paolo vive nella memoria degli onesti significa che il suo pensiero dovrebbe essere la stella polare che muove il cammino di ognuno di noi. Tutti coloro che affermano di onorarne la memoria non dovrebbero farlo limitatamente a questi giorni, perché l’esercizio della memoria non può e non deve limitarsi ad essere futile retorica, foto pubblicate sui social, mero esibizionismo del proprio io. Deve essere impegno vero e concreto, deve essere rispetto dell’altro, dell’altrui pensiero e dell’altrui opinione. Non attacco posto in essere al fine di preservare una posizione di prestigio raggiunta agli occhi di questo o di quel personaggio. A scapito di chi lavora o ha sempre lavorato nel silenzio. E forse, è destinato a rimanere in un cono d’ombra senza fine. L’antimafia non deve essere più popolata da personaggi ma da persone. Non deve più onorare e glorificare persone di strana levatura. Non deve più basare il suo pensiero sulla continua mitizzazione di un impegno svolto da uomini normali continuando solo a monopolizzarlo ma cercando di condividerlo e se del caso, avendo l’umiltà di fare un passo indietro rispetto ad esso. Sono passati i tempi in cui era necessario avere a portata di mano personaggi da esibire in una commedia dai tratti a volte surreali ma molto ben rodata. Abbiamo bisogno, sfrenato, di persone semplici che siano portatori di valori veri. Apparentemente sembra che persone di questo genere non ci siano. Ma invece, nascoste, ci sono. Sono poche e sono destinate a non emergere per non adombrare il vuoto prestigio conseguito da altri. Ma paradossalmente, esse rappresentano l’essenza del pensiero di Paolo che oggi rischia di diventare un tesoro disperso sul fondo dell’oceano.