Il manifesto di Victor Jara al Carcere borbonico di Avellino

AVELLINO – La serata di oggi al Carcere Borbonico di Avellino si annuncia scoppiettante. Si comincia alle 19 nel Cortile con Lampion, un reading-concerto di brevi poesie che alimentano le riflessioni e le fascinazioni della nostra esistenza. I lampioni delle strade, soggetti metafisici, diventano uno spunto per rievocare problematiche di estrema attualità quali il lavoro ed i capannoni vuoti ma anche eroi del nostro tempo e visioni di luoghi ed amicizie lontane tra loro per l’emigrazione perpetua che si ritrovano nell’elaborazione del sogno e nella percezione dei sensi.

fiera modificato

Un progetto che è l’incontro tra le poesie di Domenico Cipriano e la musica degli Elettropercutromba, jazz “made in Irpinia”, indirizzato verso suoni elettronici e campionati, tra sonorità “ambient” e esperienze “davisiane”, frutto dell’incontro tra il tastierista Fabio Lauria, il trombettista Carmine Cataldo e il bassista Paolo Godas. 

Alle 21.30 sempre nel cortile ci sarà “Il Manifesto di Victor”,  un duo di base a Roma costituito da Gianni Donnigio Convito (chitarra acustica e voce) e Sebastiano Cuscito (chitarra elettrica, basso e traduzione dei testi) che ha l’obiettivo di divulgare la poetica del cantautore cileno Victor Jara attraverso la traduzione dei suoi testi in italiano e nuovi arrangiamenti dei suoi brani.

Victor Jara nasce a Lonquén, una piccola città nei pressi di Santiago del Chile, dove inizia a studiare la musica popolare cilena. Victor è elemento portante del movimento musicale conosciuto come Nueva Canción Chilena, coinvolto in molte attività rivoluzionarie. Victor non era solo un cantautore bensì un regista teatrale raffinato. Si formò come regista presso la Scuola di Teatro dell’Università del Cile dove ottenne la laurea in direzione teatrale nel 1962. Nel 1957 conobbe Violeta Parra che lo incoraggiò a proseguire anche l’attività musicale. 

Negli anni associò l’attività teatrale a quella di cantante. Nel 1966 incise il suo primo LP come solista, dal titolo “Victor Jara” al quale fecero seguito Canciones folkloricas de America (1967) Victor Jara (1967), Pongo en tus manos abiertas (1969), Canto libre (1970), El derecho de vivir en paz (1971), La poblacion (1972), Canto por travesura (1973), Manifesto (1974).

Dal 1966 al 1969 fu direttore artistico del gruppo musicale Quilapayún.

L’11 settembre 1973 durante il colpo di stato militare in Cile, venne catturato, venne torturato (gli furono spezzate le mani) e poi ucciso. Dopo averlo ucciso, i militari cileni non solo proibirono la vendita dei suoi dischi ma ordinarono la distruzione delle matrici. La moglie Joan Turner, dopo la morte di Victor, fuggì in Inghilterra e riuscì a portare con sé i suoi dischi. Grazie a lei, oggi abbiamo la fortuna di poterli ascoltare ancora.

Il mondo, come spesso accade, è stato a guardare mentre Pinochet avvelenava il paese. Il progetto Il Manifesto di Victor nasce nel 2009.

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