Il pensiero più semplice. Il pensiero di pace

E’ ciò che più facilmente snobbiamo, trascuriamo, ignoriamo e, per questo, dimentichiamo. Veniamo talmente diseducati e disabituati alla concentrazione del nostro pensiero, nonché alla meditazione ed alla riflessione, sul concetto di pace, che ne cancelliamo, dalla nostra mente, la bellezza.

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Sin da quando siamo bambini ci viene inculcata l’idea della competizione e della sopraffazione, e anche della finzione e della menzogna, anziché della collaborazione e della solidarietà sincera. Veniamo talmente indottrinati al comportamento ipocrita da non riuscire più a credere nella nostra reale natura umana, considerando chi si sforza quotidianamente di preservarla un perbenista o un moralista occasionale in cerca di consenso, che magari gli permetta di realizzare secondi fini.

L’idea di pace viene così offuscata e sommersa da congetture apparentemente razionali che, avvalendosi della retorica e del sofismo, danno alla parola pace una configurazione utopistica ed irraggiungibile.

Tale inganno è stato perpetrato per secoli a discapito dell’intera umanità, la quale, privata della possibilità di vedere tutte le cose così come sono realmente, si è rinchiusa in sé stessa, condannandosi a ripetere i medesimi errori verso i propri simili e facendo della guerra il proprio “strumento di pace”.

Maximilien de Robespierre diceva: “L’idea più stravagante che possa nascere nella testa di un uomo politico è quella di credere che sia sufficiente, per un popolo, entrare a mano armata nel territorio di un popolo straniero per fargli adottare le proprie leggi e la propria costituzione.”

Dunque, l’epoca in cui Robespierre esercitò la sua attività forense, politica e rivoluzionaria, fu la seconda metà del settecento; partendo da allora, così per esempio, quante altre guerre si sono consumate a danno del genere umano? Pensiamo alla Rivoluzione Francese, alle Guerre Napoleoniche, quelle d’Indipendenza, le diverse ed innumerevoli guerriglie civili al tempo dei Comuni in Italia, soprattutto nei passaggi da un potere governativo ad un altro o dalla monarchia e il dispotismo alla repubblica, passando per la nascita dell’ideologia comunista, la Prima Guerra Mondiale, la Rivoluzione Bolscevica, la nascita dell’ideologia Nazista, la Seconda Guerra Mondiale, il conflitto arabo-israeliano, la Guerra del Kossovo, la Guerra del Golfo, e le varie vicende belliche travestite da “missioni di pace”!

L’elenco è interminabile… il risultato prodotto, però, è sempre lo stesso: ulteriore ricchezza e ulteriore potere per chi queste guerre le vuole e le finanzia. Le guerre tra i popoli del mondo intero, condotte dal 1945 ad oggi, hanno generato circa 22 milioni e mezzo di morti; alcune di esse, in verità moltissime, sono ancora in atto. Chi fomenta diseguaglianze, discriminazioni, odio e violenza, con l’intento di scatenare, più o meno consapevolmente, una guerra, è mosso esclusivamente da interessi speculativi di denaro e potere! 

Politici senza scrupoli, avidi banchieri e signori della guerra hanno fatto del “dividi et impera” il loro credo.

La parola “GUERRA” in sanscrito significa: “desiderio di possedere più mucche”; perciò, per qualsiasi apparentemente valido motivo la si faccia, o la si alimenti, il vero motivo resta uno soltanto: la perversa volontà di sottomettere e soggiogare il prossimo!

Alla luce di ciò, e della recente questione siriana, riflettere sul fatto che, per la nostra civiltà, dovrebbe essere fondamentale apprendere il principio secondo cui, durante la “battaglia della vita”, si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione, il menefreghismo con la partecipazione attiva, l’altruismo solidale e l’interesse alla vita.

Tutto questo deve essere, e diventare, il cardine dell’educazione umana.

Non è dialettica, né filantropia ma semplicemente tutto ciò che dobbiamo fare, ossia dare una possibilità alla pace.

In sostanza noi siamo dei “commutatori” e “trasformatori” di idee, pensieri, parole e azioni. Sta a noi scegliere in che cosa trasformare la realtà in cui viviamo.