Trattativa Stato Mafia….a Palermo si riparte col “botto”

PALERMO – E’ ripartito poche ore fa il processo sulla trattativa stato mafia che si celebra a Palermo, nell’aula bunker dell’Ucciardone. Si riapre il processo che vede la parte buona della società civile, domandare alla magistratura, di fare luce su quelle stragi che hanno sconvolto una nazione, che ancora oggi portano con sé un alone di mistero e di tensione tra poteri. La magistratura che porta in un aula di giustizia lo Stato, che poco o nulla fece per tutelare dei magistrati impegnati a districare la matassa dei rapporti tra cosa nostra e la politica all’indomani delle stragi palermitane. Un processo che ha una valenza giuridica da un lato ma anche una valenza storico- politica: la sentenza che lo definirà, potrà scrivere una pagina della nostra repubblica. Dove lo storico non arriva, potremmo dire, arriva la magistratura che con le prove escusse in dibattimento, può aiutare la storia a fare luce su quanto è accaduto.

Prima della pausa estiva, le ultime due udienze che sono state celebrate, hanno avuto al centro la questione di competenza territoriale del processo. Gli avvocati della difesa, sostenevano che la sede naturale del dibattimento dovesse essere quella romana; l’accusa si era opposta. L’intento della difesa degli imputati era quello di riportare a Roma la celebrazione del processo, non solo perché veniva ritenuta tale sede come quella del locus commissi delicti, ma come in molti hanno affermato anche  per ritardare l’inizio del dibattimento di un processo scomodo. L’autorità giudiziaria palermitana all’ultima udienza ha stabilito in maniera definitiva che la competenza rimaneva quella radicata nel capoluogo palermitano. Nonostante le difficoltà procedurali sollevate dagli avvocati della difesa, nonostante le tensioni legate ad un progetto stragista ai danni del PM Di Matteo, la voglia di giustizia e il desiderio di verità ha prevalso su tutto e ieri mattina si è riaperto il dibattimento. Non senza sorprese.

Lasciando tutti a bocca aperta, Antonio Ingoia, ex pm della procura di Palermo è tornato in quell’aula bunker; non con la toga del PM sulle spalle. Ma in quelle di avvocato difensore di parte civile. Un ritorno inaspettato il suo, da parte di tutta la società civile che oramai si era abituata all’idea che il PM di punta di quel processo aveva definitivamente abbandonato le aule di giustizia per tuffarsi nell’avventura politica e da lì dare una mano ai colleghi magistrati, affinché la politica non ostacolasse le loro indagini e i loro processi. Le elezioni sono andate in modo diverso e lì’ex magistrato ritorna in aula nelle vesti di avvocato, non senza emozione come lui stesso ha confidato ai pochi giornalisti presenti nell’aula bunker dell’Ucciardone: “Sono emozionato come un alunno il primo giorno di scuola. Visto che ho sempre svolto un ruolo su altri banchi oggi sono qui con un ruolo non meno importante, di responsabilità, quale è l’avvocato di parte civile per tutelare l’interesse dei familiari delle vittime delle stragi mafiose. E’ importante che al fianco dello Stato, che fa la sua parte per accertare la verità, cioè la Procura, ci sia anche la società dei cittadini onesti rappresentata dalle associazioni dei familiari delle vittime. Sul piano professionale è un’esperienza che faccio con grande stimolo. Io vengo da pm e questo può essermi d’aiuto in questo nuovo ruolo”.

Un ruolo importante e delicato, che non è rimasto indenne da polemiche come la carriera di questo uomo, sia nella sua precedente vita nei panni di PM che adesso nella doppia carriera di avvocato e presidente di un movimento civico.

Cercheremo di seguire tutte le fasi di questo processo, che non è solo una pagina di diritto ma una pagina della storia di ognuno di noi.