70 anni fa, il 9 settembre del ’43, l’operazione AVALANCHE


Lo sbarco a Salerno

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L’operazione  Avalanche (valanga) , come in codice viene  chiamato lo sbarco a Salerno, comincia nelle primissime ore del 9 settembre del 1943 e subito  si rivela difficile per una serie di errori  che per poco non consentono ai tedeschi di ributtare a mare le truppe alleate trasformando le spiagge salernitane in una nuova e più tragica Dunkerque.

Innanzitutto il territorio: se le spigge ed i fondali sono buoni, le zone circostanti sono dominate da un anfiteatro montuoso percorso da una sola strada, la statale 18, che porta a Napoli attraversando passi montani  che i tedeschi possono facilmente controllare.

Poi la decisione  di non far precedere lo sbarco da un massiccio bombardamento aereo-navale per sconvolgere lo schieramento nemico nella speranza di cogliere di sorpresa i tedeschi e di consentire alla prima ondata di prendere terra senza ostacoli.
Infine la sopravvalutazione delle cose terrestri degli alleati e la sottovalutazione delle forze tedesche di Kesselring, che in quel settore può far accorrere 6 divisioni e forti contingenti di mezzi corazzati.

Il piano alleato prevede che le truppe debbano subito liberare Napoli e marciare al più presto per Roma, ma per arrivare a Napoli  è necessario occupare Salerno , le strade e i passi che portano al nord, assicurarsi il controllo dell’aeroporto di Montecorvino e della città di  Battipaglia, un nodo stradale e ferroviario di grande importanza.

Come previsto dal piano , lo sbarco avviene sui  45 Km di costa che dividono Agro poli da Salerno: nel settore nord sbarca il X corpo di armata britannico, a sud il  VI americano. Le prime truppe toccano terra all’alba, poi ad ondate successive seguono le altre. La resistenza tedesca é subito accanita, già  alle sette nella zona di Agropoli compaiono i primi panzer che cercano di raggiungere la spiaggia e ributtare a mare i nemici.


Kesselring

Kesselring  ordina  alla 29′ divisione panzer impegnata in Calabria  ed alla 3′ divisione panzer di stanza a Roma di accorrere sul luogo dello sbarco.
F.ra il dieci ed il quindici la situazione si mantiene incerta e più volte gli alleati rischiano di andare incontro ad un insuccesso. 
Il  10 gli inglesi occupano Salerno e Battipaglia  ma, dopo un violento contrattacco  di carri, sono ricacciati via da Battipaglia , mentre il porto di Salerno è martellato dalle artiglierie tedesche situate sulle colline che dominano la zona.
La situazione è molto pericolosa  anche a sud, nel settore ove sono sbarcati gli americani guidati dal generale Clark il quale sta per organizzare un rapido reimbarco  che non sarà effettuato poiché l’aviazione e la marina  avranno un ruolo decisivo nel successo della intera operazione.

Per cinque giorni dalle navi al largo delle coste salernitane parte una valanga di fuoco contro le postazioni tedesche, mentre l’aviazione martella senza soste le retrovie, interrompendo le vie di comunicazione e impedendo il sopraggiungere di altri rinforzi.
Il fuoco di sbarramento fu talmente preciso e intenso che due giorni dopo, il 16, Kesselring  ordina alle sue truppe di ritirarsi verso nord  per “sottrarsi all’efficace bombardamento da parte delle navi da guerra”.
Per gli anglo-americani la via di Napoli é aperta. Il generale Alexander commenta che se a Salerno  la marina e l’esercito  non avessero potuto disporre della superiorità aerea lo sbarco sarebbe fallito.


Le truppe americane a Salerno

Ma se, nonostante tutto, l’operazione Avalanche dal punto di vista militare è stata un successo, politicamente e strategicamente non raggiunse gli obiettivi che si era prefissi: l’immediata liberazione di Napoli e una rapida avanzata su Roma.

Per liberare Roma occorreranno circa nove mesi e per percorrere i 54 Km che separano Salerno da Napoli 22 giorni.

È in questi 22 giorni matura l’insurrezione popolare conosciuta come le quattro giornate di Napoli.