Stop Vivisection, un milione di firme a Strasburgo per fermare la mattanza

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ROMA – Di petizioni online se ne fanno e se ne sono sempre fatte a bizzeffe. Contro i parlamentari e i loro stipendi, contro le banche, contro le invasioni di Bush e la sua guerra preventiva.

Basta farsi un giro su qualunque rete sociale – che sia Facebook o Twitter poco importa – per capire quale sia l’argomento del momento: la petizione contro la vivisezione degli animali, cioè la dissezione degli stessi da vivi. E in effetti si tratta, a ragion veduta, di una vera e propria mattanza contro esseri innocenti e del tutto indifesi. Il sito http://www.stopvivisection.eu/it dà la possibilità di firmare a favore dello stop alla pratica abominevole della vivisezione sugli animali. Un’iniziativa che prende spunto direttamente dal Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea: all’articolo 13 è infatti previsto che “l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze e del benessere degli animali in quanto esseri senzienti”.

Da circa un anno e mezzo, l’Unione europea ha introdotto l’istituto dell’iniziativa popolare, paragonable a quello dell’iniziativa legislativa popolare presente in Italia. Un milione di firme da raccogliere in tutto il Continente per portare a Strasburgo un’istanza, un argomento che poi il Parlamento europeo è obbligato ad analizzare e su cui, eventualmente, può legiferare nella direzione indicata da chi ha apposto la propria firma. Nello specifico, l’obiettivo è quello di abrogare la direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici e a presentare una nuova proposta che abolisca l’uso della sperimentazione su animali.

Alla base del ragionamento di coloro che si muovono attivamente in favore di un provvedimento legislativo teso ad abolire la pratica della vivisezione vi è un obbligo morale al rispetto totale degli animali che, al contrario, sono oggi sottoposti ad una sperimentazione che in essi provoca esclusivamente dolore e sofferenza. Su YouTube è semplicissimo imbattersi in video che mostrano con quanta crudeltà animali di ogni specie vengano sottoposti alla pratica della vivisezione per sperimentare gli effetti che una particolare situazione potrebbe avere sull’uomo. Così, non è difficile imbatterci in scimmie utilizzate in situazioni che simulano disastrosi incidenti automobilistici (con un casco che riproduce in successione sulla loro testa una forza pari a cento volte la forza di gravità), o in un maiale immobilizzato la cui pelle viene bruciata ancora viva.

Ragioni di ordine etico, dunque. Alle quali vanno però ad aggiungersi ragioni di carattere prettamente scientifico. E’ sempre più diffusa, anche e soprattutto tra gli scienziati, la convinzione che i risultati di tali esperimenti condotti sugli animali non trovino automatico riscontro nell’uomo, non esistendo prova scientifica che ne attesti l’efficienza e l’affidabilità sulla razza umana. 

A tutto questo sta provando a porre fine Stop Vivisection, promuovendo la raccolta di firme attraverso tutti i canali informativi a disposizione. Il 1° novembre prossimo è il termine ultimo per la consegna delle firme presso gli Uffici preposti del Parlamento europeo. Mancano solo 35mila autografi per indurre Strasburgo a mettere il naso in questa faccenda in cui gli animali, diciamocelo, sembrano quelli vestiti da uomini.