Il Racconto della casalborese G.Paradiso nella Collana Racconti-Nuovi autori contemporanei

CASALBORE – Questa è una storia particolare, molto particolare, un microcosmo, un racconto che Irene Luongo ha voluto recensire con pathos ed “animus” tipici di Amazzoni prima di una battaglia. Una recensione che è anche un’intervista a Gina circa la sua vita ed i suoi intetressi nella vita quotidiana.
L’autrice, Gina Paradiso, è una novella Silone (si passi sulla mia esagerazione) che narra dei “terroni” costretti ad andare al Nord alla ricerca di lavoro proprio come l’autore abruzzese parlava dei suoi “cafoni”, di Berardo ed Antonio costretti ad andare a Roma alla ricerca del “travaglio”.
Il racconto è stato inserito nella Collana Racconti- nuovi autori contemporanei, Gina Paradiso e si intitola “i sogni infranti di una ventenne”.

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“Non conoscevo Gina prima d’ora. Può succedere anche se vivi a Casalbore, paesino di 1800 anime tra l’Irpinia ed il Sannio.
Una sera, per caso, mi imbatto in un suo post su Facebook e scopro che ha pubblicato un racconto: la cosa mi incuriosisce e decido di contattarla per leggerlo.
Ne resto colpita in quanto, in poco più di 8000 caratteri, Gina riesce a dar voce ad un disagio comune a chi lascia il Sud per cercare lavoro al Nord, ovvero la diffidenza verso il cosiddetto “terrone”.
Nel leggere il racconto si ha la sensazione di vedere uno scorcio dell’Italia degli anni ’60 in pieno boom economico, raccontata dal cinema neorealista o dai nostri parenti emigrati, quando chi veniva dal Sud era visto come il diverso dal quale bisognava stare attenti. E poco è cambiato in 60 anni. Nell’era digitale, che vanta di abbattere i confini geografici e politici, resiste ancora la grande muraglia della paura del forestiero. E questa è un po’ anche la storia di Gina.
La incontro in un caldo pomeriggio di fine agosto, quando le sue ferie stanno per terminare. Apparentemente timida, inizia a raccontarsi con disarmante spontaneità: 25 anni, da 4 programmatrice informatica in un’azienda modenese, nel week-end arrotonda lo stipendio lavorando in un bar perché come mi dice “Le spese sono tante per una che vive sola, lontana da casa”. Mi racconta della sua quotidianità delle tante passioni scoperte da quando vive in città: la musica, la scrittura e gli eventi letterari, l’Inter. Scrive per il quotidiano di Modena “Prima Pagina” e gestisce anche un blog su Fanpage (
www.fanpage.it/gina-paradiso ), uno spazio dove esprime le sue opinioni confrontandosi sui temi più disparati.
Il suo racconto nasce per caso, come spesso accade: legge un annuncio di un concorso per autori emergenti, torna a casa e di getto mette nero su bianco i suoi pensieri.
Con grande sorpresa, dopo qualche settimana le viene comunicato che la casa editrice “Pagine” vuole pubblicare la sua storia dal titolo “I sogni infranti di una ventenne”nel libro “Collana Racconti- nuovi autori contemporanei”. Forse per la prima volta si rende conto che il suo modo di scrivere piace ed inizia a crederci anche lei.
Le chiedo se ciò che ha scritto è tutto vero, se è lei la protagonista del suo racconto. “Non esattamente, la mia storia è un po’ differente ma il principio è lo stesso. Modena è una città aperta, abitata da gente cordiale ma la diffidenza verso il terrone c’è sempre. La percepisco negli sguardi sospettosi, nelle battute apparentemente scherzose, nel cambio di tono quando dico che sono di Casalbore, di Avellino e quindi della Campania, che per loro vuol dire più semplicemente Napoli, non la Napoli del Maschio Angioino o del teatro San Carlo o dello spettacolo del Vesuvio che si tuffa nel golfo, ma la Napoli della camorra, della monnezza, del degrado delle periferie. E mi fanno le domande più assurde come- ma è vero che da voi, in autostrada, c’è gente che fa l’autostop?- Io mi faccio una risata perché ormai sono abituata, ma in cuor mio so che per loro noi siamo diversi, italiani ma diversi”. Le chiedo allora se è pentita della scelta che ha fatto, quella di partire. “No. Non me ne pento. Questa per me è un’esperienza unica che giorno per giorno mi fa scoprire parti di me che pensavo di non avere e nello stesso tempo riesco anche a capire quali sono i miei limiti. Per la prima volta vivo da sola, mi mantengo da sola e ne sono fiera. Ringrazio i miei genitori per questo, perché mi hanno sostenuta in questa scelta. Certo la mancanza la sento. Soprattutto la sera. Mi manca la mia famiglia, la mia casa, mi manca la sicurezza di aprire la porta e trovare un piatto caldo ed un abbraccio. A volte vorrei tornarmene giù, se in futuro ne avrò la possibilità tornerò”. Il suo viso cambia espressione e diventa malinconico. Pensa di sicuro alla sua imminente ripartenza, a quando saluterà i suoi posti e salirà su quel treno che costeggia l’Adriatico.
In fondo per tutti è così, nel partire si lascia sempre un pezzo di cuore, e se sei meridionale quel pezzo di cuore vale doppio. Per stemperare l’emozione le chiedo dei suoi progetti futuri. Gina è titubante, fa un respiro profondo e mi risponde: “Percorrere la strada della scrittura? Perché no! Ho già qualche idea che spero possa concretizzarsi nei prossimi mesi. Se tutto va come vorrei è la volta buona che appendo il computer al chiodo e cambio professione!”. Mi spiega di cosa si tratta, le prometto di non svelare nulla e non lo farò, perché in fondo è giusto così. Magari spero di parlarne nei prossimi mesi. Posso solo dire che è un progetto ambizioso, ma non per questo impossibile.
E allora credici Gina ed in bocca al lupo, in bocca al lupo di cuore.”