Storie d’Eroi: Salvo D’Acquisto

Nel ricordare gli avvenimenti drammatici e cruenti  successivi  all’ 8 settembre 1943, non possiamo tralasciare  di raccontare il sacrificio  di Salvo
D’ Acquisto, l’ eroico carabiniere che nel linguaggio della Curia Vaticana é divenuto “Servo di Dio ” il  4 novembre 1983, data in cui é stata aperta la “causa di beatificazione ” promossa  da  monsignor Gaetano  Bonicelli, ordinario militare, cioè allora comandante di tutti i cappellani militari delle nostre  Forze Armate.

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È il primo gradino  di quel lungo procedimento che potrebbe portare il vicebrigadiere della  “Benemerita” agli onori degli altari.
La vicenda di Salvo si svolse in un breve arco di tempo : 23 anni.
Dalla sua nascita,  a Napoli, nel 1920 a quando, dopo  l’ 8 settembre, immolo’ la sua vita  per la salvezza di 22 ostaggi prigionieri dei tedeschi.

Raccontiamo come si sono svolti i fatti.
Salvo  D’ Acquisto, dopo le scuole elementari, frequenta l’ istituto dei  Padri Salesiani  e si arruola a 18 anni , volontario,  nei carabinieri.
Era un uomo d’azione ed infatti  non amava la vita contemplativa che il monastero gli poteva offrire. Era un giovane disciplinato, rispettoso, cordiale e simpatico: “Carabiniere dalla testa ai piedi ” come ebbe a dire più tardi  di lui Arnaldo Attili, uno dei 22 che a Salvo dovettero la vita.
Scoppiata la guerra, D’ Acquisto con la sezione Carabinieri aggregata alla Divisione Aerea Pegaso, è in Cirenaica e poi in Tripolitania.

Venti mesi di guerra, di pericoli, di stenti e di stanchezza.
Le sue note personali sono così brillanti che i superiori lo rimandano in Italia per seguire il corso allievi  sottufficiali alla  Scuola Carabinieri di Firenze.
Nel novembre 1942 ne esce vicebrigadiere,  il 15 dicembre é assegnato alla Legione di Roma e pochi giorni dopo è destinato a Palidoro,  un piccolo paese di 2000 abitanti sulla costa, vicino a Civitavecchia, dominato dall’antica torre sulla spiaggia che risale al tempo dei pirati  barbareschi e dal castello di Torrimpietra.
A  Palidoro, ben presto Salvo D’Acquisto si fa amare dai contadini che lavorano la tenuta del conte Carandini e il latifondo di un istituto religioso.
“E’ tutta buona gente qui- scrive alla madre- io sono molto contento di essere stato destinato a questa Stazione e vedo che noi carabinieri possiamo fare molto per questa gente…”.

Nel 1943  l’ autorità dello  Stato é rappresentata, a Palidoro, dalla sezione dei Carabinieri, dislocata in alcuni locali adiacenti al castello di Torrimpietra e da un piccolo distaccamento della Guardia di Finanza, nell’antica torre sulla spiaggia.
E giunge  l’ otto settembre.

Un reparto di oltre 200  SS  arriva in paese e apre  un comando tedesche sulla piazza, in locali requisiti.
I  carabinieri della stazione di Torrimpietra rimangono al loro posto, sono un Istituto di polizia, non militari, mentre i  Finanzieri della Torre si danno alla macchia.
Il  22 settembre il maresciallo dei carabinieri, diretto superiore di D’Acquisto, riceve un telegramma che lo convoca  per il giorno dopo a Roma, al  Comando Generale dell’Arma. Responsabile della sezione  rimarrà il vicebrigadiere D’Acquisto.
In quello stesso pomeriggio, la calma del tramonto viene squarciata da una esplosione proveniente dalla Torre : i tedeschi, che stanno rovistando tra il materiale lasciato dai finanzieri, hanno provocato un’esplosione.
“Uno era morto, era tutto sfracellato…. poi ne hanno portati giù altri due, quelli erano ancora vivi, ma tutti sporchi di sangue…” racconta più tardi un pastorello che da lontano ha assistito al fatto.

É un incidente, ma i tedeschi vogliono vedere nell’accaduto un attentato.

La mattina dopo, 23settembre 1943,  il vicebrigadiere é seduto  dietro la sua scrivania, il maresciallo è partito per  Roma, quando giungono due tedeschi in moto. 


Lo chiamano. 
D’Acquisto tende la mano per presentarsi ma uno dei due gli abbassa  violentemente sulla mano la canna del mitra.
Intimando con lo sguardo al piantone di non reagire,  D’Acquisto sale in moto  dietro al tedesco stringendosi la mano che perde sangue.
Sono le nove meno un quarto. Alle nove, un camion carico di  tedeschi arriva sulla spianata davanti al castello: ordini secchi; in pochi minuti, a spintoni, tutta la gente del castello è radunata contro un muro. Poi le vittime vengono divise e gli uomini, tra gli urli delle donne e dei bimbi, vengono caricati sull’ autocarro : sono 22 contadini.
A  Palidoro  il camion ferma davanti al comando tedesco, sulla porta é in piedi il vicebrigadiere  D’ Acquisto: é senza giacca e la sua camicia bianca é strappata, ma appare fermo e sereno. Viene fatto salire sul camion che riprende la sua marcia verso l’arenile , fino ai piedi della  Torre. 
Li’ tutti  sono costretti a scendere.

Il maggiore tedesco, che sta aspettando impaziente, domanda  a questo punto a  D’ Acquisto  di indicargli il colpevole, pena la vita dei  22. 
“Nessuno di questi uomini è colpevole – risponde con voce ferma – vi ho già  detto che non può esserci stato nessun attentato”.

Il tedesco fa un gesto di stizza e da’ un ordine. Da una camionetta vengono scaricate delle vanghe e ai prigionieri viene intimato di scavare una grande fossa. D’ Acquisto é tra loro. Non ha vanga e deve scavare con le mani.
“Ci ammazzano tutti, brigadiere…” balbetta accanto a lui Angelo Amadio, un ragazzo di  sedici anni.


A questo punto D’ Acquisto chiede all’interprete di parlare al maggiore.

I prigionieri, attoniti, lo vedono allontanarsi, parlare col maggiore delle SS, che sembra incredulo, poi tornare a scavare.  “Che gli avete detto?” domanda Angelo, ” ci vogliono davvero ammazzare?”.  “No – risponde Salvo D’Acquisto- al massimo vi manderanno in Germania. Ho fatto il mio dovere per voi,  stai tranquillo. Del resto, una volta si nasce e una volta si muore”.

Dalla fossa, ormai profonda, un tedesco, indicandoli con la canna del mitra, fa uscire  uno alla volta i prigionieri. Lascia  D’Acquisto per ultimo.
Quando questi fa cenno di uscire, l’SS esclama: ” No, tu resti”.

I  22 sono liberi. Corrono attraverso la spiaggia e i campi per  fuggire da quel luogo da incubo.
A un tratto una raffica giunge alle loro orecchie, poi un colpo isolato. Il maggiore tedesco  ha avuto il nome “del reo confesso e giustiziato” da presentare ai suoi superiori.

Il  15 febbraio 1945   Umberto di Savoia, luogotenente del  Regno, conferisce alla memoria del vicebrigadiere  D’ Acquisto la medaglia d’oro al valor militare.