Il Napoli si arrende all’Olimpico: la Roma fa filotto e vola a +5

ROMA – Poco Napoli, tanta Roma e un Orsato in serata no. Potrebbe sere questa la sintesi estrema di una gara che, se doveva dare qualche indicazione in merito alla lotta per la parte altissima della classifica, ne ha date eccome: ottava vittoria per la Roma su altrettante partite.

Una gara partita senza alcuni dei protagonisti più attesi. Totti e Higuain giocano soltanto venti minuti a testa, il primo quelli iniziali (sostituito da Borriello per un malanno al flessore alla gamba destra), mentre il Pipita quelli finali, al posto di Goran Pandev. Proprio il macedone, schierato di punta, divora a metà della prima frazione un’occasione enorme. Lanciato da un servizio magistrale di Insigne, si trova da solo contro De Sanctis, il grande ex della gara, ma si fa ipnotizzare e deviare una conclusione probabilmente ritardata.

Lo imita pochi minuti più tardi lo stesso numero 24 del Napoli, che da due passi, servito al bacio da Pandev, cerca di beffare l’estremo difensore della Roma sul suo lato, cogliendo però il palo esterno. Segnali. Che però nel calcio sono veri e propri indizi. E la rete di Pjanic (da censurare la sua esultanza a provocare i tifosi del Napoli) è la prova di una trama che già aveva dato qualche anticipazione. E dire che gli azzurri non avevano affatto demeritato nel primo tempo: se l’erano giocata ad armi pari con i giallorossi, rintuzzandone gli attacchi e contendendo loro la supremazia del terreno di gioco, spesso con successo. Tanto gioco sulle fasce, dove Maggio torna da venti giorni di inattività e Mesto a sinistra si palesa assolutamente inadatto. Insigne da un lato e Callejon dall’altra provano a tagliare la retroguardia di Rudy Garcia, ma l’imprecisione pregiudica il buon esito di cambi di gioco a volte anche sorprendenti.

Pandev, assistito da un Hamsik molto poco presente, si barcamena tra i due centrali e prova a fare il possibile, ma l’occasione fallita clamorosamente forse gli condiziona una prestazione già di per sè complicata. Chi non si smentisce è Behrami, che a centrocampo ringhia su tutti i possessori di tecnica e portatori di palla in giallorosso, picchiando anche duro quando necessario. La difesa non soffre più di tanto le accelerazioni di Gervinho e le trame offensive avversarie. L’ingresso in campo di Paolo Cannavaro, in luogo dell’infortunato Britos, stravolge le cose: ferma un’incursione di Gervinho e si becca l’ammonizione, portando il cecchino Pjanic a piazzare un colpo millimetrico sotto l’incrocio di Reina.

Una mazzata per gli azzurri, che nella ripresa cercano di cambiare passo alla gara, portando pressione sin dalle linee della difesa. Squadra alta, corta e aggressiva. Per un quarto d’ora la Roma non gioca. Ma neanche il Napoli riesce ad impensierire più di tanto De Sanctis, se non con qualche sassata dalla distanza (Inler e Hamsik). La Roma, infatti, in fase difensiva fa densità, nulla concedendo agli scambi e ai fraseggi stretti degli avanti partenopei. I pochi napoletani in campo vogliono manifestare il proprio affetto, e allora Cannavaro e Borriello si abbracciano. La maglietta di Cannavaro si allunga, le unghie del centravanti affondano nella sua carne ma Orsato, confortato nella sua decisione dall’arbitro di linea (sembra siano messi là per sbagliare) assegna il rigore che chiude la gara, espellendo il difensore di Benitez.

Già, Benitez. Ha commesso qualche errore, stasera, Rafa. Piuttosto che un fresco Mesto, sulla sinistra sarebbe stato forse meglio vedere un Armero stanco, almeno avrebbe giocato col suo piede. E poi, forti perplessità sull’ingresso in campo di Higuain: l’argentino, vinto dalla paura di una ricaduta muscolare, dimostra una condizione atletica meno che mediocre.

C’è da recuperare, e bene, Pipita. Deve giocare chi è in condizione. Martedì al Velodrome: Marsiglia fa rima con battaglia.

PS Eppure, un protagonista nel Napoli forse c’è stato, ed è apparso al 10′ del primo tempo, quando la Tribuna Monte Mario ha dato per qualche minuto le spalle al rettangolo da gioco per omaggiare con un applauso prolungato il più Grande di sempre. Cori sono arrivati anche, per molti minuti, dal settore occupato dai tifosi partenopei.

 

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.