23 novembre 1980: non è solo un ricordo, è un impegno continuo

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AVELLINO – Sono trascorsi 33 anni dal 23 novembre 1980. Chi ha la fortuna di raccontare quei momenti vuol dire che può sorridere ancora alla vita anche se nel proprio animo porta una ferita profonda. Come si possono dimenticare i lamenti, i feriti, i morti, i paesi distrutti, la grande mobilitazione di volontari e Forze dell’Ordine. Il racconto del dramma potrebbe proseguire ma servirebbe a poco perchè oggi quei paesi ricostruiti, a volte in malomodo, vivono nella paura di morire spopolati. Ormai, le giovani generazioni mettono nel conto di andare via e forse non tornare più e gli anziani hanno accanto una compagna silenziosa: la solitudine. La fase di dare una abitazione alle famiglie colpite è ormai, per fortuna rispetto ad altri eventi accaduti in altre zone d’Italia, un problema superato. In questa giornata invece è d’obbligo riflettere sulle nostre comunità, su come assicurare una qualità della vita degna di questo nome. Come aprire nuovi percorsi occupazionali. E di fronte ai tagli alla sanità, ai trasporti, alle scuole, ai tribunali, e si potrebbe continuare, non c’è molto da stare tranquilli. In queste ore, però, lasciamo spazio ad un altro pensiero. In questo 23 novembre 1980 a darci forza per andare avanti saranno proprio quelle voci di familiari, di amici, di conoscenti che ci hanno accompagnati per un pezzo della nostra vita e proprio quella maledetta sera del 1980 si sono visti tagliare di netto il percorso di vita e di quanti ne portano addosso le conseguenze. La ricostruzione sociale ed economica della nostra terra la dobbiamo anche a loro. E’ un obbligo morale.