Emergenza abitativa Roma: un diritto che si tinge di illegalità

Rome wasn’t build in a day, diceva la canzone. Roma non fu costruita in un giorno. Anzi, passano i giorni, mesi ed anni e Roma continua a crescere, mattone su mattone, una colata di cemento dopo l’altra, allargando i suoi tentacoli sulle periferie e le campagne.

pa_banner

Roma ha più di due milioni di abitanti, senza contare il considerevole flusso di studenti, lavoratori, emigrati che ogni giorno sbarcano in città. E tanti, tanti palazzi vuoti ha Roma. Case che tardano ad essere assegnate alle famiglie, case che da un po’ di tempo a questa parte sono preda di un nuovo movimento: l’occupazione abusiva.

Secondo la Cgil, le famiglie che al momento sono in attesa di una sistemazione sono circa 50.000, a fronte di 120.000 abitazioni che risultano sfitte. avere una casa a Roma è ancora piuttosto complicato per le famiglie monoreddito o con problemi economici: il costo medio degli immobili in locazione, è di 13,88 euro al metro quadro, che corrisponde, in media, a un costo di 847 euro al mese per un immobile.

Ogni municipio ha almeno un paio di palazzine occupate abusivamente. Si tratta non solo di case popolari mai assegnate, ma anche di palazzi provinciali, come ad esempio lo stabile di via Antonio Musa, occupato dai trenta giovani studenti e lavoratori del movimento Degage. Variegato il popolo degli occupanti: da studenti che non riescono a mantenersi gli studi pagando una stanza in affitto a cinquecento euro, passando per i lavoratori precari e finendo ad intere famiglie con figli a carico. Una vera e propria emergenza abitativa, che preoccupa perché è diventata il volto nuovo della crisi: mentre fino a qualche anno fa il fenomeno riguardava soprattutto gli extracomunitari, oggi sono gli italiani stessi a pagare caro il prezzo della crisi, senza distinzioni di casta.

E non solo immobili di proprietà pubblica. A Ponte di Nona, nella zona sud est della città, decine di famiglie hanno sfondato con mazze e martelli una delle tante palazzine costruite dal gruppo Caltagirone e da allora non se ne sono andati più.

Un ondata di malcontento e indignazione, chiamata non a caso “Tsunami tour”, che ha avuto il suo inizio lo scorso aprile, con la prima massiccia occupazione di ben tredici stabilimenti. L’ultima ondata risale a qualche settimana fa e i manifestanti hanno continuato a far parlare di sé durante le proteste del 19 ottobre. I movimenti per la casa si battono per la concessione di case di edilizia popolare a prezzi calmierati e teorizzano l’occupazione degli immobili sfitti come unica forma di difesa contro la scarsa attenzione ottenuta presso le istituzioni. La politica della giunta Alemanno è sempre stata inflessibile da questo punto di vista, come testimoniano i numerosi sgomberi.

Il nuovo sindaco Ignazio Marino e l’assessore alla casa e all’emergenza abitativa Daniele Ozzimo hanno promesso di porre rimedio in breve tempo alla situazione degli immobili romani. Secondo il programma presentato in campagna elettorale dal sindaco, la questione della casa verrà affrontata sotto molti punti di vista, con la realizzazione di 9.000 case popolari e 3.000 alloggi sociali nei prossimi cinque anni, oltre alla riqualificazione del patrimonio immobiliare già esistente, scoraggiando il consumo di nuovo terreno urbano e incentivando la riqualificazione.

Dopo aver tolto le tende in quel di Porta Pia, le acque sembravano essersi calmate, ma ecco che Abitare per la crisi rende noto un nuovo calendario delle tappe del suo “tour” . Auto-organizzazione diventa la parola chiave, il modus operandi prevede di “sviluppare forme di illegalità diffusa e di massa come rifiuto di una crisi che, sotto il ricatto del debito, vogliono farci pagare con scellerate politiche di austerity che stanno determinando lo smantellamento sistematico e un livellamento verso il basso dei diritti sociali”.

Da una nobile causa all’illegalità il passo sembra troppo breve. Un diritto è un diritto, ma attenzione a non dimenticare i doveri di ogni cittadino che è, anche, un contribuente.