25 novembre: Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

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Una giornata per dire NO alla violenza sulle donne. Sempre più crescente il numero di donne che vengono uccise e che subiscono violenze. Ormai le statistiche danno cifre preoccupanti ma più grave è il fatto che molto spesso nulla venga fatto sul serio. Il 25 novembre rappresenta una data per la quale l’opinione pubblica deve rinnovare la sua attenzione e condannare omertà e silenzio, cercando di creare il miglior clima possibile alle vittime per potersi difendere e ritrovare la condizione utile per riprendere una vita serena. Se così non fosse vuol dire che la violenza sulla donne ancora una volta sembra essere soltanto un tema abusato, di moda. Di questa data si sta parlando da diverse settimane tanto da farla diventare una sorta di contenitore dove tutto si mescola in maniera confusa. Non si può permettere tutto questo. Dopo questo 25 novembre se qualcosa non cambia in ognuno di noi vuol dire che tutto è perduto. Occorre uno scatto d’orgoglio che non deve appartenere soltanto alle donne ma coinvolgere quegli uomini che ancora considerano le donne un oggetto da utilizzare e magari a volte fracassare. Il rancore maschile non può essere più tollerato e le donne non possono ridursi a delle sopravvissute. Tutte le voci sono concordi nel condannare pubblicamente le violenze ma nel privato? E’ questa la difficile strada da percorrere che ci pone una domanda fondamentale sull’effettivo rapporto tra donna e uomo che impone una rivisitazione culturale. In questo la politica può fare molto. In questi giorni sono stati pubblicati anche una serie di studi tra questi c’è uno studio realizzato da Intervita onlus con il patrocinio delle Pari opportunità. Indica che tra spese sanitarie e sociali l’esborso per la collettività è pari a 1,7 miliardi, cui si aggiungono 600 milioni di mancata produttività. E se tutte denunciassero i propri aggressori, spetterebbe loro un risarcimento per un totale di 14,3 miliardi di euro all’anno. I costi relativi alla sanità, ai servizi, ma anche alla mancata produttività sono pari a 2,3 miliardi di euro. Nel dettaglio, le spese sanitarie, tra pronto soccorso, ospedalizzazione e cure specialistiche, ammontano a 460,4 milioni di euro, mentre le cure psicologiche a 158,7 milioni di euro e l’acquisto di farmaci a 44,5 milioni di euro. Ma queste cifre sarebbero notevolmente superiori se tutte le donne andassero in ospedale: secondo i dati forniti dalla ricerca, solo il 3% delle vittime di violenza decidono di farsi medicare. A queste cifre vanno sommati i 235,7 milioni relativi all’impegno delle forze dell’ordine, dalle denunce alle investigazioni fino alla trasmissione dei casi all’autorità giudiziaria. E ancora, i costi sostenuti dall’ordinamento giudiziario per la gestione delle denunce di violenza sulle donne sono pari a 421,3 milioni, mentre le spese legali si attestano a 289,9 milioni. Infine, nel conteggio rientra l’assistenza delle vittime e dei familiari come i servizi sociali 154,6 milioni di euro e dei centri antiviolenza 7,8 milioni di euro. La mancata produttività, invece,è stata stimata in 604,1 milioni di euro. Il dato sui “costi umani e di sofferenza”: le ricercatrici hanno individuato l’ammontare del risarcimento danni che spetterebbe a chi subisce di violenza. Lo studio ha effettuato un calcolo a partire dalle tabelle per gli indennizzi alle vittime di incidenti stradali. Il risultato è una “valutazione oggettiva del costo umano della violenza contro le donne che tiene conto delle conseguenze patite dalle donne in termini di danni fisici, morali e biologici”: si parla di un potenziale maxi-risarcimento da 14,3 miliardi di euro. Di fronte a queste cifre, appare irrisoria la cifra che in Italia la società investe nella prevenzione in tema di violenza sulle donne: si parla di solo 6,3 milioni di euro. Nel dettaglio, lo studio divide le attività di prevenzione tra quelle mirate a evitare nuovi episodi di violenza e quelle che intendono proteggere le donne che già ne sono state vittime. Si passa quindi dalle campagne di sensibilizzazione ai corsi nelle scuole, dalla consulenza psicologica all’accoglienza nelle case rifugio. “E’ necessaria una strategia politica efficace in grado di affiancare gli investimenti per le attività di prevenzione e contrasto della violenza”, è il commento di Marco Chiesara, presidente Intervita onlus. “Da questo studio emerge con forza che non è solo la donna direttamente coinvolta a scontare la violenza. Per affrontare il problema è necessario considerare che a subire un danno economico e sociale è l’intera collettività: la famiglia, le imprese, lo Stato, Gli istituti di previdenza, noi tutti”.