Convenzione Pd, Renzi e Cuperlo avvisano Letta: Basta alibi, usare nostre idee

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ROMA – Quasi 300mila votanti (296mila, per la precisione), pari al 55% degli iscritti. 285mila i voti validamente espressi. 133.892 le preferenze assegnate a Matteo Renzi, pari al 45,34%. 116.454 a Gianni Cuperlo, pari al 39,44%. 27.841 a Pippo Civati, pari al 9,43%. 17.117 a Gianni Pittella, pari al 5,8 per cento.

Sono questi i dati ufficiali delle votazioni dei circoli, comunicati dal responsabile organizzazione del partito, Davide Zoggia, all’inizio della Convenzione del Partito democratico, stamattina a Roma. Si tratta dell’ultimo appuntamento ufficiale prima delle primarie del prossimo 8 dicembre. Erano presenti tutti e quattro i candidati (Pittella, essendo arrivato quarto, non vi parteciperà: ha dato indicazione di voto per Renzi), che hanno preso la parola dopo la lettura del messaggio arrivato dal presidente del Consiglio, che non ha preso parte alla COnvenzione “per rispetto delle istituzioni. Ma voterò”, ha assicurato Enrico Letta.

In ordine inverso di suffragi raccolti, il primo a parlare è stato Civati: “A Renzi e Cuperlo – ha affermato – io dico che ora bisogna passare all’azione. Che fatta la legge elettorale, si puo’ tornare al voto. Di la’ sono spaccati, noi siamo invincibili. E non per votare le persone, ma per fare le cose”. Cuperlo, dal canto suo, non ha risparmiato qualche stoccata a Renzi, pur senza nominarlo. “Noi non siamo il volto buono della destra – ha affermato -, siamo la sinistra. Se ti candidi alla segreteria del Pd non lo fai come secondo lavoro”. E ppoi, rivolto a Letta: “Troviamo assieme il coraggio di fare quello che il Paese si attende da noi a buttiamole via, una volta per tutte, le ricette che ci hanno portato dove siamo. Non basta criticarle. Vanno cestinate”.

Un avviso al governo arriva anche da Matteo Renzi, che ha chiuso i lavori dell’Hotel Ergife: “Il governo – ha affermato il sindaco di Firenze – ha usato molto della nostra lealtà, pazienza e responsabilità. Oggi è il momento di dire con forza che deve usare le nostre idee e il nostro coraggio per essere efficace nelle scelte di politica economica e nelle riforme istituzionali. Altrimenti le larghe intese diventano solo il passatempo per superare il semestre europeo”.