Procura di Torino: Nuovi dubbi sul metodo Stamina

BRESCIA – Vannoni sì Vannoni no, o meglio Stamina si, Stamina no.

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Stiamo parlando della nuova pratica terapeutica atta a cercare di curare le patologie neurodegenerative(la SLA per intenderci) che è stata bocciata mesi fa dal comitato terapeutico, poi riabilitata dai TAR regionali tanto da predisporre da parte del Ministero della Sanità una nuova commissione che rivaluti il metodo.

Ieri la nuova puntata sul caso Stamina: la Procura di Torino ed il pm Raffaele Guariniello, dopo un summit con i Nas del capoluogo piemontese, ha deciso acquisire ancora carte e testimonianze sul caso Stamina definito “Pericoloso e scadente” nei verbali dello scorso anno del tavolo tecnico composto da Nas, Istituto Superiore di Sanità, Centro Nazionale Trapianti e Agenzia del Farmaco (Aifa).

”Non esiste – si legge nei verbali – documentata efficacia del metodo Stamina Foundation” mentre nei verbali del tavolo tecnico del 2012 composto da Iss, Aifa, Cnt e Nas c’è scritto che “è preoccupante la pratica di utilizzare cellule provenienti da un paziente e infuse in un altro paziente. Per quanto riguarda la dose di infusione, la si potrebbe definire ‘omeopatica”.

”Il metodo Stamina farebbe presupporre l’uso di Siero Fetale Bovino nei terreni di coltura”: questo il sospetto degli esperti(verbali del tavolo tecnico 2012) ma i timori sono anche relativi a possibili ”danni neurologici ed effetti collaterali dopo infusione, da verificare nel tempo”.
Secondo la procura di Torino la tecnica Stamina sarebbe nata negli scantinati di edifici di varie località italiane: l’associazione presieduta da Vannoni operava in “più strutture, alcune palesemente inidonee e ricavate da scantinati” mentre in altri casi le sedi erano state “nascoste a San Marino nel palese intento di sfuggire ai controlli istituzionali previsti in Italia”. 

I rischi vitali per i pazienti andrebbero dalla trasmissione di virus all’ insorgenza di tumori secondo le carte dell’inchiesta di Torino, ma nelle carte del pm Raffaele Guariniello e dei suoi collaboratori si trova l’elenco delle patologie cui i pazienti potrebbero andare incontro.

Ad intervenire è stata anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “…questa ‘è una vicenda giudiziaria estremamente inquietante. Io sono molto preoccupata. Preoccupata per la salute dei cittadini italiani e per queste famiglie che sono in condizioni di grandissima sofferenza. La politica – ha proseguito Lorenzin – deve fare la politica e deve rispettare la scienza e il metodo scientifico. Come ministro devo vigilare che le cose vengano fatte nel rispetto delle regole e nel rispetto prima di tutto della salute dei cittadini”. 

Tra le accuse che vengono mosse al Metodo Stamina c’è anche quello che tra i pazienti in cura a Brescia con il metodo Stamina c’è stato un decesso. Su questo punto Vannoni dice: “Il signor Umberto Mattavelli, entrato in cura a Brescia e arrivato in condizioni terminali nei primi mesi del 2012, e’ mancato 15 giorni dopo la prima infusione a causa di una polmonite. Nulla a che fare con le cellule staminali, che iniziano a dare risultati circa un mese dopo l’infusion. Umberto- scrive Vannoni- era già stato in cura nel 2008 per una grave forma di atrofia multisistemica – spiega Vannoni – purtroppo la terapia fu interrotta dal blocco fatto a Trieste dai Nas di Torino inviati dal dottor Guariniello e la malattia dopo un po’ di mesi ha ripreso a progredire. Abbiamo seguito l’agonia di Umberto passo passo, sentendoci con lui e con la moglie per tutto il tempo intercorso tra la sospensione forzata della terapia e la ripresa di quell’unica iniezione che ha potuto fare a Brescia, ma che e’ arrivata troppo tardi”, conclude il presidente di Stamina Foundation.