Nuovo anno, vecchie speranze – di Paola Mannetta

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REDAZIONE – Più che un anno, il 2013 può definirsi una tempesta che ha frantumato tanti sogni.

Il sogno che dalle elezioni di febbraio venisse fuori una classe politica nuova. Il sogno che finissero i privilegi della Casta. Il sogno che Equitalia colpisse i grandi evasori. Il sogno di un buon governo che facesse prevalere il bene comune. Troppe delusioni, troppe promesse tradite, troppe speranze mortificate. Il nostro Paese è stato colpito da una crisi economica senza precedenti che ha spezzato in due tutte le categorie – famiglie, lavoratori, pensionati, giovani -, gravandoli di un peso che sta diventando insostenibile: la paura della povertà.

La crisi non è solo economica, ma anche morale. Forse, soprattutto morale. E’ evidente che di fronte a questo scempio sociale una grande fetta di responsabilità appartenga ai governi che negli ultimi anni si sono avvicendati e alla loro incapacità di programmare “politiche” giuste a sostegno e rilancio dell’economia e del benessere del popolo. Inaccettabile un tessuto societario sfibrato e ancor meno accettabile prendere coscienza che c’è chi ha troppo, chi ha poco e, purtroppo, tantissimi che non hanno niente. Se la politica ha un senso, se esiste una coscienza politica, basterebbe un soffio di polverina magica per riavere uno stivale nuovo, l’Italia, il Belpaese di una volta, sano e civile.

Il 2013 volge al termine. Alla tempesta, si dice, segue la quiete. La speranza di tanti italiani è che una classe dirigente con spirito propositivo, attivismo e credibilità possa restituirci la dignità per sognare, vivere in equilibrio cercando di abbattere davvero disparità e disuguaglianze. Sperando sempre che le nuvole politico-elettorali all’orizzonte non facciano prevalere l’egoismo e l’individualismo. A noi rimane da augurarci solo che tutto vada per il meglio.

E’ sognare, questo? Forse, ma per fortuna non costa nulla. Almeno quello.