Intervista ad Adelmo Togliani, protagonista di Un Matrimonio di Pupi Avati

pa_banner

Adelmo Togliani, presidente dell’Accademia Togliani dal 1996, è attore, regista e sceneggiatore. Opera in ambito televisivo, cinematografico e anche con produzioni interamente dedicate al web. Ha partecipato a numerose fiction di successo tra cui Medico in Famiglia, Marcinelle, Il Signore della Truffa e pellicole per il cinema come Naja, Boris e Casanova del premio Oscar Lasse Hallström. Da alcuni anni collabora come regista con UNICEF Italia. Dal 29 dicembre lo vedremo su Raiuno nella fiction in sei puntate di Pupi Avati, Un Matrimonio. Si è concesso in esclusiva ai microfoni de Lanostravoce.info.

Chi è Adelmo Togliani?

Posso rispondere alla fine?

Sei attore, regista e sceneggiatore. Quale significato attribuiresti a ognuna di queste specializzazioni?

Ogni ‘specializzazione’ contribuisce a completarmi come artista. Non posso fare a meno di recitare, scrivere, né dirigere, in sostanza: di creare. Per me anche il semplice recitare vuol dire inventare qualcosa; un attore deve trovare nuove soluzioni, nuovi tic, stili, toni di voce, rubare agli altri o costruire con la propria immaginazione personaggi, guardarsi intorno e magari ‘riciclare’; anche quello è inventare! Scrivere lo è per sua stessa natura un processo creativo mentre la regia…beh, la regia ritengo sia in assoluto l’atto più creativo e paradossalmente il più restringente. Molte responsabilità possono allontanarti talvolta dalla creazione e questo non è buono per colui che dovrebbe rappresentare il deus ex-machina di tutto.

Dal 29 dicembre sarai tra i protagonisti di Un Matrimonio di Pupi Avati. Perché hai detto sì a questo progetto?

Perché ho fatto un provino come tutti, e l’ho vinto.

Interpreti Edgardo. Ci racconti meglio del tuo personaggio?

Edgardo è un giovanotto di vent’anni, monarchico e un po’ nerd. Un nerd degli anni 50′, ovviamente. Di quelli che passano tutta la vita in paese e che in un’intera esistenza possono non sentire il bisogno di mettere il naso fuori casa, se non per recarsi al matrimonio della propria cugina. Che è poi quello che effettivamente accade nella fiction. Edgardo si occupa del bar di famiglia e il suo percorso di vita è segnato sin dal’inizio.

Edgardo cambia nel corso della sua vita? Come?

Edgardo passerà la sua vita nel bar. Seguendo l’evoluzioni della storia – o involuzioni, dipende dai punti di vista – ma i grandi avvenimenti non lo toccheranno. Il suo mondo è tutto lì, in quattro mura che ospitano gli avventori di Sasso Marconi, il suo paese, che sono in fin dei conti sempre gli stessi. Negli anni ’70 lo ritroviamo con la sua grande passione: la musica, gli impianti hi-fi; ma anche lì chiuso in se stesso. Sul finale invece, preferirei non dire nulla, vorrei rimanesse una sorpresa.

Cosa rappresenta per te Pupi Avati? Quali sono le qualità che lo contraddistinguono da altri registi?

Dire che Pupi Avati è un maestro, sarebbe riduttivo. Perché per un attore è quasi un esperienza mistica, un modo di ritrovare la propria natura. Con quella calma serafica che lo contraddistingue, ma anche con una certa ironia, ti parla, ti suggerisce, ti accompagna nel ruolo. Ti aiuta a toccare alcune corde interpretative che credevi svanite. Pupi è uno che ti sta molto addosso, come si dice in gergo. Questa è la sua forza.

Nella fiction sei affiancato da attori del calibro di Micaela Ramazzotti e molti altri. Com’è stato recitare con loro?

Avevo già recitato nonché diretto, come nel caso di Katia Ricciarelli, molti di loro. Poi ci sono gli amici, Valeria Fabrizi, Chiara Ricci, Antonella Ferrari, Gianni Franco. È stato bello ritrovarsi in un progetto così importante. Negli anni 2000 ero protagonista di una serie per RaiDue dal titolo Baldini e Simoni, Mariella Valentini era la mia simpatica matrigna. Furono due anni, a Torino, indimenticabili. Con Micaela invece avevo già recitato insieme e con Flavio siamo legati da tanti interessi, non ultimo i computer!

Il matrimonio e la famiglia sono le due colonne portanti del film. Cosa rappresentano per te e quale importanza attribuisci loro?

Sul matrimonio, se fosse come quello raccontato da Pupi, ci metterei subito la firma. Perché resistere sessant’anni sopportando qualunque ‘intemperia’, non è una cosa di poco conto. Sulla famiglia invece, che è poi da cui tutto parte, posso solo parlare della mia. Grazie al sostegno dei miei genitori ho potuto fare questo splendido lavoro. I miei mi sono stati sempre vicino, soprattutto mia madre, avendo perso mio padre molto presto. Ma la famiglia fatta eccezione per la mia esperienza può essere anche teatro di scontri atroci, di discussioni, di separazioni e cattive convivenze. Appunto: è da cui tutto parte. Una famiglia presuppone lo stare insieme e costruire; da essa derivano grandi responsabilità, perciò prima di iniziare un percorso, questo deve essere contemplato come una scelta definitiva, da coltivare giorno per giorno, aspettandosi anche il peggio dagli eventi esterni ma con un’unica idea, ferma e imprescindibile, ovvero di resistere.

Sei attore e sei figlio del noto Achille Togliani. Qual era il rapporto con tuo padre? Hai mai sentito il peso della sua eredità artistica? Cosa ti ha insegnato?

Mio padre era molto severo. Uscivamo spesso insieme, quasi tutti i pomeriggi. La sua mania per il cinema aveva contagiato anche me, perciò ci recavamo nelle videoteche con il serio intento di svaligiarle. Immaginate mia madre che teneva in mano i conti di casa: tutte quelle VHS! Sul fronte artistico ho sentito il peso della sua eredità, è una leggenda, ma è anche vero che ho fatto altre scelte. Papà mi ha insegnato la disciplina e a non essere invidioso. Dopo tanti anni, ho capito anche che la sua lezione non finiva lì e che, grazie a lui, ho spaziato tanto anche nel concepire questo lavoro. Lui stesso era stato attore di fotoromanzi e di cinema, recitava in teatro con la rivista di Macario e ha raggiunto il massimo della popolarità come cantante radiofonico e televisivo.

Sei presidente dell’Accademia Togliani a Roma. Qual è la sua filosofia?

Il futuro va costruito con una solida formazione. Ma questa deve viaggiare di pari passo con le esperienze lavorative, che sempre più spesso costruiamo all’interno della nostra struttura, e con il coraggio di affrontare determinate sfide. Nell’ultimo anno abbiamo partecipato a due ‘Notti dei musei’ e portato in scena un happening teatrale scritto interamente dagli allievi e uno spettacolo sulle tossicodipendenze dal titolo ‘Polvere’. Siamo una realtà che cresce da vent’anni.

Nuovi progetti?

Innanzitutto il 24 gennaio saremo a Cinisello Balsamo con lo spettacolo “Più forte del destino” dall’omonimo bestseller edito da Mondadori e che vede protagonista l’attrice Antonella Ferrari, che ne è anche l’autrice. A maggio invece debutteremo a Milano. Sempre in primavera inizierò le riprese de L’UOMO VOLANTE, un progetto che mi sta molto a cuore e che ha ricevuto il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali nonché di altri sponsor come Filafi Fithu e Centrale del Latte di Roma. La storia tratta dell’amore in senso analogico, inizia negli anni ’80 e finisce ai giorni nostri. D’altronde, la passione in tutte le sue sfumature è sempre al centro di tutte le mie storie…e anche della mia vita.

PS. Per rispondere alla tua prima domanda, Adelmo Togliani non è niente di più di quello che hai appena letto!