Renzi, passata la festa, non gabbare lo santo!

Matteo Renzi è il nuovo segretario del Partito Democratico . I risultati ufficiali lo accreditano al 70% dei consensi, lontanissimi i suoi avversari: Gianni Cuperlo si ferma al 18%; Giuseppe Civati al 14,3%. “Tocca a noi. Tocca ad una nuova generazione . E questa volta il cambiamento sarà vero”, ha detto il nuovo leader del Pd. Il premier Enrico Letta ha commentato positivamente il risultato della consultazione: “Lavoreremo insieme con uno spirito di squadra che sarà fruttuoso, utile al Paese e al centrosinistra”.

A me “le primarie” non sono mai piaciute. Sono copiate dagli Stati Uniti, ai quali abbiamo disperatamente cercato di somigliare dal secondo dopoguerra senza tenere mai presente il fatto che noi e loro siamo due realtà profondamente diverse dal punto di vista demografico, sociale, finanziario, geografico, filosofico, storico e politico. L’Italia, nel suo rapporto con l’America, è ben rappresentata dalla famosa favola di Fedro “la rana e il bue”, la cui lettura consiglio caldamente. Senza svelare il finale, ma tanto per chiarire, noi siamo la rana, un anfibio, mentre gli USA sono il bue, tutt’altro animale. Il secondo motivo per cui non riesco ad amare le primarie del PD è che sono persuaso del fatto che non ogni cosa che viene dal basso, dal popolo, sia un bene per il popolo stesso o per la nazione. Il televoto della politica non mi convince, il rischio che si corre è quello di vedere il trionfo delle mode, del presenzialismo mediatico, del voto di pancia o di protesta, tutti elementi che fanno perdere di vista la prospettiva, il progetto a lungo termine a favore di un immediatezza, della costante e stringente necessità di uscire dall’emergenza. Non è un caso che abbia vinto queste primarie colui che ha goduto della massima esposizione mediatica, che più ha incarnato la protesta in seno al partito democratico e che ha promesso rivoluzioni interne ed esterne al proprio schieramento.

Giovane politico toscano dalla lunga esperienza politica, Matteo, prima di divenire il leader del principale partito di centrosinistra, è stato per anni “il rottamatore”, nome perfetto nell’insieme dei personaggi del wrestling della politica italiana di pochi anni o forse pochi mesi fa. I vecchi vanno rottamati, ma non tutti i vecchi (qua una copertina chiarificatrice di un settimanale con la amata nonna o nonno, fa poca differenza, fuga ogni possibilità di fraintendimento), solo i politici con tanti mandati sulle spalle: i dinosauri della politica devono lasciare. Questo è per un bel pezzo il refrain del suo programma. Efficacissimo, pienamente e facilmente condivisibile. Passano gli anni e la mia sensazione è che la posizione si ammorbidisca, d’altronde gli slogan, gli spot passano di moda, bisogna stare al passo con i tempi e dunque “il rottamatore” sparisce, anzi, con una dissolvenza incrociata lascia il posto al Matteo Renzi maturo, riflessivo, sempre giovane (d’altronde è requisito fondamentale) ma meno impulsivo. Il sindaco di Firenze, dopo avere perso lo scontro con Bersani nel 2012, vince finalmente nel 2013 ed è segretario del Pd, il terzo o il quarto in due anni, ho perso il conto.

Sembra di parlare di personaggi epici, ma in realtà stiamo parlando di una persona che ha fatto un percorso politico lineare con una lunga esperienza politica che l’ha visto presidente della Provincia di Firenze, poi sindaco di Firenze e adesso anche leader di un partito. Ogni nostro rappresentante in parlamento dovrebbe arrivare là dov’è con un bagaglio di esperienze simile. Non ci si improvvisa politici. Ora bisogna vedere aldilà degli slogan, delle maschere indossate e delle coreografie politiche del nostro Paese in multicolor e capire che non c’è niente di sorprendente nel fenomeno Renzi. In questi giorni giornali, televisioni, internet non fanno altro, e pure io mi adeguo, che parlare delle primarie del Pd e del loro risultato. Sicuramente una notizia importante, senza dubbio un politico interessante, ma bando ai sensazionalismi e alle “folgorazioni sulla via di Damasco”, è adesso che bisogna iniziare a vedere, seguire il percorso che il nuovo vertice del Pd ha presentato.

Le azioni e i comportamenti assennati, misurati perché tasselli di un progetto più ampio, magari non conquistano le prime pagine dei giornali ma possono contribuire alla costruzione di qualcosa di duraturo e forse positivo per la nazione. Vedremo se con Renzi è veramente arrivato il momento del “fare” o, fra pochi mesi, del “fare” un nuovo segretario del Pd, l’ennesimo in pochi mesi.