Forlì, lo sciopero ad oltranza. Con dei progetti

“Sono una piccola minoranza, non rappresentano il Paese”, afferma il premier Enrico Letta. Il vicepremier e ministro dell’Interno Angelino Alfano annuncia: “Non avremo remore a reprimere ogni minaccia e intimidazione che dovesse essere espressione di atteggiamenti delinquenziali». La protesta non si placa. Giunta oramai al quarto giorno, il movimento dei forconi continua a infiammare non solo le città italiane, ma anche gli animi di diversi cittadini.

La protesta è arrivata anche a Forlì (FC), nel cuore della Romagna. “Ribellarsi è un dovere” è la frase scritta nei volantini e sul web, dove viene annunciata una protesta a oltranza con lo slogan “Quando un governo non fa ciò che dice il popolo, va cacciato”. A partire da lunedì mattina, molti manifestanti hanno iniziato a protestare in Piazzale della Vittoria per dimostrare il malcontento generale che sta pervadendo l’Italia già da parecchio tempo. Nella zona del sit – in, si sono verificati rallentamenti del traffico, con picchi nelle ore di punta anche di una ventina di minuti di attesa per il transito.

Per gran parte dei manifestanti, la protesta rappresenta l’unico modo possibile per farsi ascoltare da chi è attualmente al potere. Molti di coloro che sono scesi in piazza sono disoccupati, padri, madri, giovani precari e studenti che chiedono di essere ascoltati. “Io sono qui per il rispetto della Costituzione italiana, per la sovranità popolare e monetaria e il diritto al lavoro”, afferma Rita, signora cinquantenne, attualmente dipendente comunale. “Io sono qui per protestare contro la politica economica di questo governo che ha creato miseria e non benessere, facendo crollare la dignità degli Italiani”, questo è quello che ha detto Paola, 53enne, gestore di una caffetteria nel centro storico della città.

Un altro gruppo di dimostranti si sono espressi molto chiaramente, distaccandosi dalle ideologie o dai miti di cui sta parlando in questi giorni. “Noi non vogliamo uno Stato di milizia, non vogliamo violenza o repressione. Ciò che chiediamo è libertà di informazione, libertà di scelta e quindi dei referendum immediati. Chiediamo di decidere se restare all’interno della zona euro, se modificare il numero di parlamentari e di decidere noi popolo se stipendiarli con lo stesso salario di un operaio medio italiano. Insomma, vogliamo il diritto alle scelte del nostro futuro! Quello che non vogliamo è qualsiasi forma di dittatura e, a nostro avviso, non ascoltare il popolo è proprio questo. Più di tutto chiediamo equità tra tutti i cittadini e quindi la possibilità per tutti di crearsi un futuro. Il messaggio da diffondere è la solidarietà, non l’indifferenza”, questa è la dichiarazione di Luca, un bancario riminese , mano nella mano con il figlio dodicenne.

La protesta che si sta svolgendo a Forlì è stata da alcuni associata a gruppi eversivi. Alcuni dei manifestanti si sono sentiti aggrediti verbalmente. Alcuni di coloro che venivano fermati dai protestanti hanno abbassato gli occhi, altri hanno suonato il clacson, altri ancora hanno fatto gesti scortesi. Questa manifestazione non ha e non dovrebbe avere un colore politico, il suo fine è quello di informare.