La storia della tovaglia:dal tessuto bianco antico a quello colorato moderno

Mantile, parola che si usa ancora in qualche regione italiana per indicare la tovaglia o il tovagliolo, viene dal latino “mantele” che nell’antica Roma aveva gli stessi significati ma anche quello di asciugamani.
E’ curioso constatare che quando molto più tardi si afferma e si diffonde la tovaglia, il tovagliolo scompare e riappare qualche secolo dopo.
Alla tavola dei romani il tovagliolo aveva un’altra funzione pratica: quella di contenere gli avanzi del pranzo che gli ospiti si portavano disinvoltamente a casa.

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L’anfitrione naturalmente metteva a disposizione sulle tavole i tovaglioli- che si chiamavano “mappae”(era frequente però che gli ospiti arrivassero forniti dei loro personali). 
É certo che la tovaglia compare tardi, nel primo secolo dopo Cristo, ma si tratta forse di drappi, panni, qualcosa di più simile a un tappeto che non ad una tovaglia come la intendiamo oggi. Due opere d’arte, di epoca e di tecniche ben diverse ma di uguale soggetto, “L’ultima cena” ed un mosaico in Sant’Apollinare Nuovo di Ravenna, documentano molto bene usi e tipi della tovaglia e ne conferma l’impiego nell’antichità cristiana: é di tela o lino, bianca, talvolta con gli orli sfrangiati, con ornamenti molto semplici.

Convive ancora per poco con ricoperture di cuoio o di pergamena; poi si afferma da sola e la si preferisce, per tutto il Medioevo, piuttosto abbondante, tale da permettere ai convitati di servirsene al posto dei tovaglioli che non ci sono.
Contemporaneo é l’uso per l’altare che poi sarà anche prescritto dalla liturgia. Anche qui é un drappo candido e semplicissimo, decorazioni e ricami verranno in seguito. 

L’altra opera d’arte è un quadro di Domenico Ghirlandaio conservato nel museo di San Marco a Firenze. La lunga tavola della Cena, a forma di U ma con bracci molto corti, è ricoperta da una tovaglia bianca ricadente che, appunto alle testate dei lati corti ha una larga fascia di decorazione inserita. È la tipica tovaglia perugina diffusa in tutta l’Italia centrale fra il Trecento e il Cinquecento, documentata da altri pittori tra cui Giotto e Duccio da Boninsegna.
È di lino bianco rozzo per lo più tessuto a spina, con strisce di ornamenti di cotone azzurro. 
Le decorazioni hanno simboli oppure figure di animali e di piante, in qualche caso riproduzioni di monumenti di Perugia. 
Queste tovaglie, con diverso tipo di decorazione, sono usate tanto per l’altare che per la tavola.

Un esemplare molto simile, però con lunga frangia, è rappresentato in una curiosa miniatura miniatura fiamminga del ‘400 che descrive l’ambiente di un bagno a vapore. Davanti alle nicchie per i bagni, occupate da allegre coppie, ci sono appunto tavole con cibi e bevande, ricoperte da lunghe tovaglie bianche.
In una ceramica di Andrea della Robbia persino i viandanti rifocillati in un monastero siedono serviti dai frati, a un tavolo che si intravede rozzo ma è coperto da una sfavillante tovaglia bianca, senza frange nè decorazioni.
In effetti dopo il Cinquecento la tovaglia decorata é pressoché scomparsa come é finita la breve moda delle strisce di seta colorata o ricamate sugli orli.
Si semplifica la tovaglia e perde quel carattere rituale che aveva nel Medioevo quando era elemento del cerimoniale e una tovaglietta -napperon – sovrapposta a quella grande distingueva il posto riservato al re o al signore feudale.
Intanto ritorna il tovagliolo anche esso oggetto di rito e strumento di pulizia insieme.
Montaigne ne parla come di una novità dei suoi tempi.
Secondo le epoche, lo si appoggia sulla spalla, lo si annoda intorno al collo, lo si tiene posato sulle ginocchia come vuole l’etichetta di oggi.
Tra il ‘500 e il ‘600 lo si prepara sulla tavola foggiato nelle più varie forme, per esempio un uccello, usanza che rispunterà nell’Ottocento e che resiste ancora in qualche ristorante di provincia dove i camerieri si danno da fare per far trovare ai clienti tovaglioli-ventaglio o tovaglioli-cono.

Per qualche tempo, in epoca rinascimentale, si arriva alla raffinatezza di spruzzare i tovaglioli con essenze profumate e addirittura a quella di cambiarli a ogni portata.
La tovaglia dunque si fa semplice, spesso di tessuto damascato, ma arrivano presto trine, pizzi, merletti: prima ai bordi, poi inseriti, fino al trionfo barocco e settecentesco del tutto traforato o quasi. Sotto la tovaglia si stende un telo o un panno colorato che si vede in trasparenza e che oltre a fini estetici ha una funzione pratica.
Le tovaglie con ricami a reticello a volte intessute con fili d’oro e d’argento, lasciano il posto a elaborazioni artistiche su cui perdono gli occhi le promesse dell’Ottocento che si preparano il corredo.

Obbligatorie le iniziali; da un certo livello é obbligatorio il tessuto di Fiandra.
Al principio del secolo in Inghilterra sono di gran moda tovaglie stampate con rappresentazioni figurate di soggetto storico contemporaneo: é il momento della gloria britannica.
La tovaglia ricamata non conosce tramonto ma da qualche tempo è privilegio di pochi per il suo costo e non si usa più che le ragazze da marito si preparino il corredo con le loro mani.
Ci hanno messo rimedio le fabbriche di telerie sbizzarrendosi e utilizzando svariati colori. E, nell’epoca contemporanea, dopo anni di rigoroso bianco, trionfa sulle tavole il colore, a volte firmato da stilisti e creatori di moda, persino da pittori.
Quello che si è perso in immacolatezza si é guadagnato in praticità e in allegria.
Resistono immacolate le tovaglie d’altare che hanno più o meno seguito l’evoluzione delle altre. Più elaborate nelle chiese cattoliche dove ancora si possono trovare, pazientemente ricamate, le figure della antica tradizione.