Se Natale fa rima con consumismo

Eccolo, il Natale. Puntuale come ogni anno, con la sua atmosfera inconfondibile (quest’anno un po’ meno, pare) di suoni, colori, regali.

Ne cerchi la definizione in un qualsiasi vocabolario, leggerai: “Solennità liturgica dell’anno cristiano, in cui si ricorda la natività di Gesù Cristo, il 25 dicembre”. Ma il Natale è ancora questo? Siamo davvero certi che si attenda il Natale per festeggiare l’Avvento? Parlare con i giovani del senso religioso di questo giorno è come fare il bagno ai gatti. Fuggono. E’ sufficiente girare in quella città che negli ultimi anni ha legato a filo doppio il suo nome a delle illuminazioni (le chiamano “Luci d’artista”) capaci di innescare un incredibile circuito turistico ed economico. Gente sempre indaffarata e frettolosa, senza mai un momento libero. Pacchi e pacchetti, buste, bustone e bustine a renderne più difficoltoso lo struscio.

Nelle vie del centro così come in quelle più preriferiche, le scene sono sempre le stesse: traffico impazzito dalle otto di mattina alle otto di sera. Senza pausa pranzo e senza interruzioni di sorta, “chè devo comprare il regalo al suocero di mia cugino”. Quella dei doni è una tradizione, e in quanto tale va rispettata e onorata ogni anno. Ma spesso il Natale diventa un pretesto per dimostrare a se stessi e agli altri di essere in grado di spendere di più. Se quest’anno la celebre ed infinita crisi ha frenato i consumi in maniera evidente e documentata, siamo sempre e comunque immischiati nel pieno di un vortice consumistico che ha relegato in secondo piano (se non in terzo o in quarto) il valore mistico del 25 dicembre. Il “contagio della spesa” sembra divenuta la chiave per non restare al palo in un mondo che fa della globalità il suo riferimento unico e vero. 

Ci siamo allontanati troppo da quel modo semplice ed ormai “antico” con cui decenni fa si vivevano le feste natalizie. Dallo storico boom economico è stato un susseguirsi inarrestabile. Vere e proprie corse pazze alla spesa, inconsapevolmente oscurando le vere ragioni di una festa che dovrebbe portare alla riflessione anzichè alla compulsione delle compere.

Ma tant’è. “Viene il SIgnore. Aspettiamolo con cuore aperto!”. Nello sconforto di un’epoca che abbiamo provato a tratteggiare, il cinguettio di mezzogiorno di Papa Francesco sembra essere davvero l’unica ancora di salvezza.

Domenico Bonaventura

Informazioni su Domenico Bonaventura

Classe 1984, lacedoniese d'origine e lacedemone di spirito. Direttore responsabile de Lanostravoce.info. Appassionato di attualità politica, sportiva e mediatica. Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Comunicazione politica, economica ed istituzionale, presso la Luiss "Guido Carli" di Roma. Sono autore del saggio "Parole e crisi politica" (Ilmiolibro.it - 2013). Iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, collaboro con la redazione di Avellino de Il Mattino e sono responsabile di diversi uffici stampa.