Israele, addio a Sharon, il bulldozer che cercò la pace

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TEL AVIV – Lo avevano annunciato giorni fa: Ariel Sharon sarebbe morto in pochissimo tempo.

Dopo 8 anni in coma a seguito di un ictus che lo colpì il 4 gennaio 2006, l’ex generale dell’esercito israeliano ed ex primo ministro ha ceduto le armi. E’ morto nell’ospedale di Tel Ha Shomer, a due passi da Tel Aviv. Solo dieci giorni fa, come detto, i medici avevano annunciato che i suoi organi vitali stavano cedendo a seguito per un blocco renale dovuto ad un’infezione cronica. 

Ariel Sharon era da tutti considerato “il generale di ferro”, per via della decisione con la quale ha combattuto e condotto le guerre che Israele ha affrontato nel corso degli anni: strategie audaci e vincenti, che gli valsero il soprannome di “bulldozer” per l’incuranza delle critiche. Come paracadutista e poi ufficiale partecipò attivamente alla guerra di Indipendenza del 1948 e poi alla guerra di Suez del 1956, alla guerra dei Sei giorni del 1967, al conflitto di Yom-Kippur del 1973. Nel ruolo di ministro della Difesa diresse le operazioni della guerra del Libano del 1982. 

Un modo di agire che poi ha riversato nella vita politica, trascorsa quasi per intero a destra, nel partito conservatore del Likud. Nel 2005, da primo ministro, con un gesto senza precedenti ordinò un ritiro unilaterale delle truppe israeliane e dei coloni dalla Striscia di Gaza, dopo trentotto anni di controllo ininterrotto. Una mossa che spaccò il Likud, dal quale fuoriuscì con Shimon Peres per formare un partito centrista, Kadima. Pochi mesi dopo, l’ictus che pose fine alla sua vita così controversa.

“Il mio caro amico Arik Sharon ha perso oggi la sua ultima battaglia. Arik era un soldato valoroso e un leader che sapeva osare. Amava la sua nazione e la sua nazione lo amava”, è stato il primo commento proprio di Shimon Peres, attuale capo di Stato. Il primo ministro Benjamin Natanyahu ha invece cinguettato: “Lo Stato di Israele china il capo con la dipartita dell’ex premier Ariel Sharon, componente centrale nella lotta per la sicurezza di Israele durante tutta la sua esistenza, combattente valoroso, grande condottiero, fra i comandanti più importanti delle nostre forze armate”. Di diverso tenore le reazioni in Palestina, dove si festeggia con fuochi d’artificio e dolci.