27 gennaio, si celebra la liberazione dei prigionieri da Auschwitz

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 ll 27 gennaio, da più di quindici anni, si celebra in tutto il mondo “La giornata della Memoria”, giorno in cui si commemora la liberazione da parte dell’Armata Sovietica dei prigionieri dal campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.

Noi della redazione de “Lanostravoce.info” vogliamo celebrare questa giornata attraverso la pubblicazione di due poesie. La prima, dal titolo “Neve”, è di Giuseppe De Nisco, autore irpino, ed è stata pubblicata nel libro “Voci di Dentro ed altri suoni”. La seconda, dal titolo “Un paio di scarpette rosse”, è di Joyce Lussu, scrittrice e poetessa italiana, medaglia d’argento al valor militare e capitano nelle brigate partigiane Giustizia e Libertà. 

 

 

Neve

“C’era aria di neve
sulla piazza di Dachau.
Un uomo affranto 
risaltava
sullo sfondo d’un cielo
di marmo e gesso.
Nell’abisso della sua iride
mi chinai a guardare.
Ebbe un fremito:

“Se cerchi l’anima 
è oltre quel filo spinato”.
L’indice si levò al di sopra della spalla,
al di sopra di ciò che è vita
e di ciò che è morte,
al di sopra e al di là di esse,
confuse e fuse insieme
nell’immagine di un vecchio.
Disprezzate entrambe, morte e vita,
nell’intima essenza ,
nella sacralità loro
profanate.
Gli dei erano al crepuscolo,
quando i demoni vennero
con molto dolore. “
Quando alzai la testa, prese a nevicare
e i suoi occhi sanguinarono.
Non osò allungare la mano:
L’ultima volta dal cielo” balbettò
veniva giù cenere“.

 

 

Un paio di scarpette rosse

“C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”.
C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’ eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C’è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.”