La storia del guanto. Un simbolo di sfida e di potere

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Ricordate Corradino di Svevia? Dal palco del patibolo getta il suo guanto come segno d’investitura per dichiarare suo erede Federico di Castiglia; il guanto è raccolto da un cavaliere che lo porta a Pietro III d’Aragona.
Il guanto, considerato negli ultimi due o tre secoli elemento fondamentale della eleganza e della civetteria femminile, è stato a lungo prerogativa maschile e importante simbolo di potere.

La sua invenzione è legata ad una leggenda che non potrebbe essere più femminile, coinvolgendo Venere e le Grazie.

La dea insegue Adone e nella corsa si ferisce le mani con le spine dei rovi; così chiama in suo soccorso le Grazie che da un lembo del loro manto ricavano una protezione simile ai guanti. 
La sua origine quindi è molto antica.

In oriente e fra i popoli del bacino del Mediterraneo i guanti sono considerati attributo di regalità e di potere, spesso simbolo di dignità sacerdotale: la vestizione della mummia di un faraone comporta i guanti.

Greci e Romani scoprono i guanti usati, anche qui per ovvie ragioni pratiche, da “barbari” 
abitanti in climi più freddi (Persiani e Galli) e li adottano ma solo eccezionalmente e per scopi speciali.

Il trionfo del guanto, sempre maschile, è nel Medioevo.

Segno di autorità, simbolo di investitura feudale e di protezione, testimonianza per trasmissione di beni, pegno di fedeltà, sigillo per una missione fiduciaria, il guanto diventa anche (per ragioni analoghe ma opposte) insulto e minaccia di morte se gettato contro qualcuno (guanto di sfida ).
Un tipo particolare è il guanto d’armi chiamato anche manopola, naturale difesa della mano e complemento indispensabile dell’armatura.
È di sottile maglia di ferro o di lamine metalliche o di scaglie snodate; in seguito anche di pelle rinforzata da piastre di metallo. In qualche caso é armato con speciali punzoni o rostri.

Entrano ben presto, forse intorno al mille, anche nella liturgia, come specifiche insegne del Papa, dei Vescovi, degli Abati mitrati: sono lavorati a maglia con filo d’oro, ornati di gioielli, con ricami di immagini sacre sul dorso.
Bonifacio VIII è sepolto con guanti di seta bianca fatti ad ago. Del tutto speciale il guanto da tortura, di ferro, in uso durante l’inquisizione spagnola: il primo risultato è la frattura delle ossa della mano.
Ma torniamo all’ordine cronologico anche per introdurre la inevitabile domanda: e le donne? Pare che comincino a portare guanti tra il IX e il X secolo, ma il bello è che lo fanno solo per occupazioni maschili, come il cavalcare , il viaggiare, il cacciare. Poi l’estetica prende il sopravvento e allora uomini e donne gareggiano in eleganza, in lusso, in stravaganza.
Anelli sopra i guanti o opportuni tagli per farli vedere, pietre preziose applicate, ricami a colori d’oro e d’argento, vere e proprie pitture, tessuti e pelli sempre più raffinati, persino trattati con conce particolari a base di essenze odorose ( i guanti profumati sono una specialità di Venezia, dove quelli che porta il Doge sono veri capolavori).
Nel Duecento e nel Trecento le corporazioni dei guantai sono già numerose e potenti in Francia, in Spagna, in Italia.

I mezzi guanti, chiamati mitaines, fanno furore nella Parigi del Re Sole ( la Francia è oramai il paese guida in questo campo).
Segue la moda di quelli lunghissimi e candidi, di pelle tanto sottile da essere detta “cuoio di pollo” mentre in realtà è ricavata dai capretti e poi lavorata con pazienza e bravura in modo che un paio di guanti possa essere contenuto in un guscio di noce.
Pare che costassero un occhio della testa ma bisognava averne parecchi nel guardaroba perché non si ammette la più piccola macchia sulla bianchissima pelle.
Tra gli uomini più eleganti sono di moda guanti fantasia (cuoio bianco a righe azzurre o rosse, damasco, raso con perle e passamaneria dorata).

Nella seconda metà del Settecento il guanto decade ed è ovvio che la Rivoluzione Francese porti alla semplicità, all’uso esclusivamente pratico di protezione che del resto vige in tutto il mondo e in particolare nei paesi freddi.
Ma con Napoleone si scatena ancora con una certa “follia” la “guantite”. Si ricorre al pennello dei miniaturisti, si arriva al guanto firmato e datato. Seicento paia é considerata la normale dotazione di una signora elegante.
Tipici dell’Ottocento sono poi i sottilissimi guanti di pizzo nero e, più tardi, quelli lunghi di raso, sempre neri, immortalati nelle bellissime donne di Boldini. 

Per citare qualche altro pittore i guanti forse più vivi si trovano nei quadri di Valasquez,  El Greco e Tiziano.

É molto probabile che nessun pittore immortalerà l’ultima evoluzione dei guanti, quelli umili e utilissimi per cucina, di gomma o di qualcosa di simile.