Fenomeno Selfie: il pudore in soffitta per…piacere

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Dimentichiamo per un attimo la delusione provata troppo spesso per quelle foto tanto desiderate scattateci, magari in una lussuosa capitale europea, e con una colorata digitale da qualche passante distratto. Mettiamo da parte quella convulsa ricerca della “bella posa” dall’espressione dolce e trasognata che raramente riusciamo ad assumere. Rinunciamo anche alla “caccia” dello sfondo più cool per immortalare i nostri momenti. Meglio piuttosto un autoscatto di buon mattino con gli occhi ancora colmi di sonno o uno rubato con lo smartphone tra i banchi di scuola, mentre il professore si accanisce nella spiegazione di qualche noiosa lezione o l’immancabile foto in bagno, preferibilmente in posa sexy e, perché no, con quelle finte espressioni imbronciate da bambina dispettosa o una banalissima alle proprie gambe cotte al sole, che la scorsa estate ha riscosso vasto successo. Ed è così che le labbra a cuoricino di tante adolescenti impazzano sul web, gli sguardi da macho invadono i social e le espressioni più bizzarre e i luoghi più impensabili diventano i veri protagonisti dello scatto. 

Quella del fotografarsi è diventata una vera e propria mania che coinvolge proprio tutti, senza eccezioni, compreso lo stesso Papa Francesco. È in realtà la tendenza del momento. È la sindrome di quello che è noto come “selfie”. Il significato di questo fenomeno di massa che ha travolto le nuove generazioni è racchiuso in un “autoscatto fatto con uno smarthphone o una webcam e poi condiviso sui social network”. Giunto dal mondo anglosassone, il termine, che riprende il riflessivo “self”, appunto “se stesso”, conquista nel 2013 il titolo di parola dell’anno. A sancire il suo successo è stato l’Oxford Dictionaries, che ha consacrato “selfie” come la parola più dirompente e più utilizzata non solo dalla rete ma anche, e soprattutto, dai maggiori media. Insinuandosi silenziosamente anche nel nostro vocabolario, il fortunato neologismo nasconde, però, dietro di sé una piaga invisibile della moderna società fondata sul perfetto connubio tra l’ossessione dell’apparire e la dipendenza dalla rete, che sfocia oggi in un egocentrismo dilagante alla disperata ricerca dei “mi piace”.