Eataly, il nuovo modo di mangiare italiano

pa_banner

REDAZIONE – Eataly è pronto a spegnere le sue candeline.

Sono infatti trascorsi sette anni da quel fortunato 26 gennaio, giorno in cui nasceva Eataly Torino, il primo dei negozi a marchio Eataly disseminati nei più importanti centri italiani e del mondo.  Dal 2007 l’azienda si è estesa a macchia d’olio aprendo i suoi megastore del cibo a Tokio, Bologna, Pinerolo, Asti, New York, per citarne alcuni, fino a conquistare, lo scorso anno, Istanbul, Dubai e Chicago. Adesso, dopo il successo romano del 2012, se ne contano uno anche a Firenze e uno – l’unico nel Meridione – a Bari.  A questi si aggiunge il futuro approdo a Perugia, confermato ieri dal suo creatore Oscar Farinetti, che avrebbe individuato nel Mercato coperto della città il luogo del suo nuovo store, convinto delle potenzialità umbre, e la prossima apertura nel capoluogo lombardo in occasione del 166˚ anniversario delle Cinque Giornate di Milano, il giorno 18 marzo.

All’ex Smeraldo, storico teatro milanese, saranno inaugurati tre livelli intitolati alla ristorazione di qualità, due aule di studio con cucina, due laboratori per gli aspiranti chef. Un matrimonio perfetto tra innovazione e tradizione quello che sarà presto celebrato con l’Eataly di Milano di Piazza Venticinque Aprile, dove la memoria del vecchio Smeraldo sarà conservata, all’interno dell’ipermercato, da un palcoscenico per gli spettacoli live. Un nuovo successo garantito per il patron Farinetti.

Ma a fare la fortuna della grande catena è innanzitutto il nome. Della serie “un nome, un programma”. Infatti la crasi su cui esso si fonda combina tra loro i termini chiave dell’agenda Eataly: l’ ”eat” e l’ ”Italy”, ovvero il buon cibo rigorosamente italiano, programma con cui il marchio ha conquistato un posto rilevante in quel filone culturale di riscoperta delle radici enogastronomiche. Così il cibo diventa il vero e solo protagonista della catena Eataly. Un’autentica educazione alimentare, una sorta di raffinata devozione, un’esplosione di colori, una combinazione di sapori, un mix di odori accompagnano un labirintico viaggio trasversale nella cucina del nostro Paese, proponendo un cibo autentico e genuino che ne riscopra le tradizioni e i prodotti tipici. Perché in fondo, ma neanche tanto, anche il cibo è cultura.