Unioni civili e immigrazione, Alfano chiude a Renzi

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ROMA – Sembrano aprirsi le prime crepe all’interno della maggioranza del dopo-primarie Pd e del dopo-scissione Pdl.

Come in tanti avevano preventivato, non è sulla materia economica che si palesano distinzioni tra i partiti che sostengono l’esecutivo, ma su temi di carattere sociale. Il sì alle unioni civili pronunciato da Renzi nei giorni scorsi, accompagnato da una posizione di rivisitazione dell’impianto della Bossi-Fini, ha portato il vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, Angelino Alfano, a prendere le distaze dalle posizioni del neo segretario del Partito democratico.

“Non si può pensare alle unioni civili senza prima pensare alla famiglia”, ha affermato Alfano durante un’intervista concessa al Tg2. Il segretario del Nuovo Centrodestra ha poi risposto anche in materia di immigrazione: “Tra quelli che si sono cuciti la bocca al Cie di Ponte Galeria, a Roma, c’era anche chi aveva conti in sospeso con la giustizia. Con la sicurezza degli italiani – ha chiuso – non si scherza”.

Non si è fatta attendere la replica dei senatori del partito democratico, che con Andre Masucci e Isabella De Monte, firmatari di un ddl che riconosce le unioni civili degli omosessuali, hanno subito chiarito: “Le unioni civili non sono alternative ad interventi per le famiglie. Nel 1970 la legge Baslini-Fortuna che istituì il divorzio, passò nonostante l’opposizione della Dc, che pure aveva un peso ben maggiore del suo partitino”.