L’uragano Violetta e la confusione delle età

Come si fa a non parlare dell’evento principale di questo inizio 2014? A trascurare la ragione della transumanza di migliaia di persone? Non si può e non si deve sottovalutare un fenomeno sociale di proporzioni planetarie. La crisi? No. I flussi migratori? Più o meno. Il presente e il futuro dei nostri figli? Fuochino. È arrivata Violetta.

Alcuni miei amici, in questi giorni, dopo le solite feste natalizie, hanno dovuto, o hanno voluto, prendere ancora un paio di giorni di ferie per portare i propri figli “folgorati” ad assistere allo show di Violetta.  Una tournée che prevede solo in Italia più di una decina di concerti da “tutto esaurito”. Due spettacoli al giorno, biglietti a prezzi non proprio modici.

Disney fa le cose per bene, si diceva una volta. No, non era per la Disney, pardon. Comunque anche il colosso americano sa il fatto suo e, partendo da una serie tv ha messo in piedi una stupenda macchina infernale per fare quattrini. Perfetto, nessun problema: tanto lavoro per cantanti, attori, ballerini, attrezzisti, tecnici luci, organizzatori, catering, venditori di gadget, e un ulteriore interessante indotto. Ce n’è per tutti. In Argentina alcuni miei colleghi hanno rinunciato ad altri lavori per essere coinvolti in questo megaprogetto dall’enorme potenziale, e d’altra parte il Sud America ed in particolare l’Argentina sono ormai da anni la fucina di prodotti di successo per la fascia di età degli adolescenti e teenagers. Ricordate “il mondo di Patty”? Solo uno dei tanti successi “latini” arrivati ben al di qua dell’oceano. Violetta sbaraglia tutti con la serie tv di enorme successo, disco d’oro e di platino, tempestati di pietre preziose. Orde di ragazzini, ma principalmente ragazzine, truccate di tutto punto, ma con i capelli in mano (strapparsi i capelli non passa mai di moda, tanto sono extension!) aspettano deliranti la propria eroina e il resto del cast, dichiarando in chat tutta la loro devozione, passione e totale rincoglionimento per  i loro idoli, Violetta + Pedro (così sta scritto).

E ora arriviamo alle note dolenti. Inutile soffermarsi su numeri, cifre e nomi che molti sanno meglio di me e che sono facilmente reperibili in internet, ovunque. Approfitto della situazione e mi diverto arrogandomi il diritto di fare il vecchio (cosa che per altro sono, soprattutto in questo frangente). Ho dato un’occhiata alla serie e ho trovato spezzoni delle performance degli artisti nello show dal vivo. Ma quella non è roba per bambini, sono prodotti che strizzano l’occhio ai diciassettenni, diciottenni! Vestitini striminziti, trucchi pesanti, mosse ammiccanti e dialoghi che, gira che ti rigira, parlano di amori, di passioni e turbolenze tardo adolescenziali! Questa serie è seguita dai figli dei miei amici, da bambini di sette, otto, nove anni!

Sia ben chiaro che non faccio il processo alla Disney o chi per essa, tanto meno ai giovani protagonisti o a chi ha contribuito alla realizzazione del prodotto (che per altro vorrei proprio avere inventato io). Ma mia madre, quando i robottoni tipo Jeeg robot d’acciaio o Mazinga menavano troppo forte mi faceva girare canale. Se Lamù ( e vai col revival anni ’70/’80!) mostrava troppa pelle, e si parla sempre di cartoni animati, mi diceva, cito testualmente:  “Ma non ti farà male agli occhi stare così incollato al televisore?” e mi mandava a fare i compiti.

Mi dispiace tirare in ballo di nuovo la famiglia e i genitori, che di questi tempi hanno già il loro bel daffare, ma non mi piace questa china. Se la tv ed internet se ne fregano e non si preoccupano del fatto che i nostri figli vengano stimolati a crescere troppo velocemente dal punto di vista sessuale, mentre sotto altri aspetti si cerca l’eterna giovinezza in stile Peter Pan, qualcuno deve pensarci. Noi.  È importante ripristinare le età, le fasce d’età, per la tenuta stessa del tessuto familiare. Se non è giusto vivere con i genitori fino a quarant’anni perché non c’è lavoro, perché è comodo, perché la famiglia è ormai l’ultimo baluardo prima del niente che incombe in Italia, è dunque altrettanto giusto tutelare i processi di crescita dei figli e i ruoli all’interno del primo livello di società, la famiglia appunto. La televisione ed i computer intrattengono i nostri figli e ci danno modo di respirare: più che giusto e comprensibile, ma bisogna essere noi genitori, zii e nonni ad operare le scelte, a selezionare ciò che è adatto o inadatto alla nostra prole. Bisogna intanto uscire da questo sistema “bimbocentrico” e dire più spesso no.  Non è facile, non è piacevole, ma le responsabilità esistono e vanno affrontate. Io non porterò i miei nipoti agli show di Violetta, questo lo garantisco, e non farò vedere loro la serie tv. Punto.

Meno male che stanno lontano e non mi leggono, altrimenti mi farebbero nero!