Niente film, poca cultura: e in tv comandano reality e sentimenti di piazza

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Signore e signori mettetevi comodi perché è arrivato su Rai 1 un nuovo show in onda il venerdì sera e ieri alla sua prima puntata. Non bastavano i reality, talk show, talent show e languide fiction già trasmessi in tv durante la settimana, no. Mancava la ciliegina sulla torta portata da “La pista”, lo show di Flavio Insinna a metà tra un intramontabile “Ballando con le stelle” e un patetico “Amici”.

Con la nuova sfida a colpi di ballo, che vede in gara ottanta ballerini e otto personaggi famosi, si conclude, dunque, la nostra settimana televisiva, che di potenzialmente coinvolgente e distensivo non ha proprio nulla. Dalla diseducazione del “Grande fratello” alle assurde fiction, passando per un nauseante “Uomini e Donne”, fino ad arrivare ai talent, che spuntano come funghi su tutte le reti, in una disperata ricerca di nuove voci e non solo, della tv italiana, quella meno show e più cinema e spettacolo, non rimane granché. Infatti, che fine avranno mai fatto i films? Di quelle tanto attese pellicole che hanno fatto piangere, riflettere e sognare fino a qualche tempo fa, ormai nemmeno l’ombra. È come se quei momenti di assoluto relax, fatti di divano e caldo plaid, fossero ora solo un lontano ricordo. E le stesse lacrimucce per quel bacio tanto atteso o per quella partenza mai desiderata, fossero finite nel dimenticatoio. Niente di tutto ciò aleggia nella nostra tv, poichè ad affollarla sono solo una continua e costante competizione, giudici severi e gonfiati, pronti a additare il più effimero errore, figure costruite e false, che si muovono su un palco come imploranti burattini.

C’è – e questo è un infelice dato di fatto – che ormai la tv è cambiata e che da essa emerge, sempre più, un triste bisogno di emergere e di dimostrare le proprie potenzialità. C’è che si sente continuamente il bisogno di misurarsi e per farlo, oggigiorno, si va in tv. E c’è, infine, un inaspettato successo di simili ridondanti programmi fatti con lo stampino, che sfornano nelle incessanti edizioni una massa di individui omologati, inducendo a credere che l’unico modo per realizzarsi sia farlo proprio attraverso il piccolo schermo.