Google e quell’amara consapevolezza dell’8 marzo

 

Fiera Di Calitri prova

Libbany e Tania sono solo gli ultimi nomi delle numerose vittime della “violenza di genere”, un fenomeno devastante, raccapricciante e, soprattutto, in costante crescita, come attestano i frequenti casi di cronaca. Episodi simili smuovono le coscienze, agitano gli animi, incrementano i timori, ma di certo non affievoliscono l’ardore femminile. Così in difesa di queste donne violate e di tutte le donne, considerate ancora e sempre più spesso gli anelli deboli della catena sociale, proprio nel giorno della “festa della donna” torna a farsi sentire l’esigenza di una tutela della propria persona. La frenesia dei patetici festeggiamenti, dunque, sembra aver lasciato il posto a un’amara consapevolezza, quella che per molti ancora potrebbe bastare un giorno solo per colmare l’evidente piaga sociale. E mentre agli occhi dei più sembra che le protagoniste indiscusse di questa “festa” esasperata se ne stiano buone buone per i restanti 364 giorni dell’anno in attesa di un nuovo 8 marzo, che funga da nuova ora d’aria del genere femminile, per giunta organizzato alla meglio da locali, pizzerie, musei, bolle in pentola, in realtà, un’insofferenza generale alle giallissime mimose.

Maestose e profumate ormai esse non entusiasmano più come una volta e non conquistano più così facilmente. È questo il triste resoconto di chi rimane tuttora ancorato a vecchi stereotipi e di chi ha ancora ben radicata nella memoria l’idea di “festa della donna” come una giornata tutta al femminile, che sa molto di “valvola di sfogo”. Idea nella quale s’annida il carattere consumistico dell’8 marzo, atto a promuovere, attraverso l’illusorio riscatto, la donna e l’idea moderna di donna libera.

La questione è invece altra. La donna di oggi vuole vedersi rappresentata, vuole essere tutelata e protetta in quanto tale per 365 giorni all’anno, cosa che sicuramente non possono garantire un fiore simbolo o una serata con le amiche. Il messaggio è dunque chiaro e anche in questa occasione Google c’ha messo del suo. Scendendo in campo con un giorno di anticipo, pubblicando ieri 7 marzo un doodle divertente e colorato dedicato alla Giornata Internazionale della Donna ha dato voce a oltre 100 donne di ogni Paese, ragazze e bambine. E la sua scelta di pubblicare proprio ieri il doodle sulle donne non è casuale, diversamente da chi lo ha additato come un banale errore. Silenzioso sostenitore di una campagna per la tutela delle donne, infatti, il motore di ricerca si è fatto promotore di una viva necessità di festeggiarle sempre, in linea con una tendenza generale alla nuova emancipazione della donna, che parte proprio da una difesa della sua persona.