Bellezza e stereotipi: le ultime frontiere e le denunce del belle a tutti i costi

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Ogni giorno, in tutto il mondo vittima della cultura occidentale, una donna si sveglia, si guarda allo specchio e sa che dovrà compiere “il restauro” prima di uscire di casa e presentarsi in pubblico.

E scagli la prima pietra chi non ha almeno due o tre step di bellezza, fosse anche solo applicare una passata di fondotinta e un filo di ombretto sulle palpebre (e diffidate da quelle che sembrano “nature”, nessuno vi crede, a meno che non siate sotto i diciotto!) Perché ormai, si sa, la bellezza è una vera ossessione: non bastavano i concorsi di bellezza, le riviste patinate e la velina delle venti e trenta della sera. Ora ci si mettono anche i selfie e il loro contorno di hashtag (#me #myself #italiangirl #oggimisentofiga e via discorrendo)

Inseguendo il mito (irraggiungibile) della perfezione, molte di noi si sottopongo a reali torture fisiche di ogni genere, con nelle orecchie il solito mantra del “chi bella vuole apparire un pochino deve soffrire”, sentito fin da quando la mamma ci faceva i boccoli con il ferro mentre avremmo preferito andare a giocare. Per non parlare del tempo, che va ottimizzato: alzi la mano chi non ha mai passato l’aspirapolvere con l’impacco ristrutturante per i capelli in testa o è uscita in balcone ad innaffiare le piante con la maschera all’argilla sul  viso, rischiando di lasciarci secco il vicino di casa, convinto di aver fatto un incontro del terzo tipo. E i costi? Non è un caso che da un po’ di tempo a questa parte vadano di moda i cosmetici fai da te che, sotto le spoglie di prodotti eco-bio, diventano anche prodotti salva-portafoglio(e danno risultati migliori).

C’è chi prova  allora a realizzare un’ inversione di tendenza. Ne è un esempio Madonna, che in uno scatto di pochi giorni fa si presentava con una bella ascella non depilata: è subito moda, tanto che il fotografo londinese Ben Hopper propone una serie di scatti di ragazze bellissime che da un po’ hanno rinunciato alla ceretta, dal titolo “Natural Beauty”.

Ancora più interessante il progetto fotografico “Monstrous feminine” dell’artista australiana Jessica Ledwich, che reinterpreta in chiave surrealista ed estrema i riti di bellezza quotidiani a cui ogni donna si sottopone ogni giorno per uniformarsi agli stereotipi di bellezza che la società impone. Immagini scioccanti e un po’ forti, ma che ben interpretano la situazione. Ed ecco che allo scrub, un must per avere pelle liscia e morbida, si sostituisce l’uso di una levigatrice Bosch, il tacco 15 lascia al suo passaggio una scia dolorosa di sangue e le autoreggenti strizzano talmente tanto da non lasciare respiro. Chiare e sconvolgenti anche le allusioni alla chirurgia estetica, con un inquietante immagine di una “macelleria della perfezione” dove si vendono e si cambiano pezzi del corpo a prezzi modici e accessibili.

Un modo per riflettere su gesti e soprattutto complessi quotidiani che tutti abbiamo e che coinvolgono indistintamente uomini e donne. Auspicarsi una controtendenza? Lasciare che la sciatteria prenda il posto dell’estenuante ricerca della perfezione estetica? Passare da veneri ad hobbit pelose in un colpo solo? Queste mode sono sempre troppo estreme e noi troppo sciocchi nel seguirle. Come sempre i detti antichi non sbagliano mai: “in medio stat virtus”, piuttosto che “mens sana in corpore sano”.

Il segreto potrebbe essere amare se stessi e coltivare  “una bellezza anche interiore, fatta di studio, di affetti, che non siano soltanto di “arrivare” ma di “essere” e vedrai che la vita avrà significato.” Quest’ultima l’ha detta Cesare Pavese. Ed io mi fiderei più di lui che di Belen.