Roma, 12 aprile: dalla grande bellezza alla grande guerriglia

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ROMA –  Via veneto, 12 aprile.  La strada nota ai rotocalchi per cronaca rosa e mondana, scenario insostituibile del boom economico del dopoguerra e dei suoi vizi (e sfizi); la stessa strada dove Jep Gambardella passeggia, una via silenziosa e vuota, dove s’imbatte nei nuovi fruitori del benessere economico: una coppia di ricchi arabi, dei giapponesi ubriachi che escono rumorosamente da un hotel. La stessa via Veneto che oggi è scenario di guerriglia urbana. E sembra una bella coincidenza: proprio alla strada simbolo di un’epoca diversa e ormai lontana o di una Roma decadente e annoiata è toccato accogliere le migliaia di manifestanti dei “movimenti sociali contro la precarietà e l’austerity” che sabato scorso si sono riuniti per protestare alle porte del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Uniti e compatti, determinati a compiere “un assedio ai palazzi del potere”, secondo le dichiarazioni degli organizzatori e dei rappresentati dei gruppi Lotta per la casa, No tav, No Mous e altri centri sociali. Manifestazioni contro il “malessere economico”, ed ecco che la grande bellezza diventa la grande guerriglia.

Tra studenti, famiglie – persino bambini – che manifestano pacificamente, il rito si ripete: eccolo materializzarsi dal nulla (possibile?)  il corteo alternativo dei ‘blu-bloc’. K-way azzurri tirati fuori all’improvviso e indossati sopra le classiche divise nere, maschere di Anonymus e caschi integrali. Un esercito armato di petardi e bottiglie, e quando finiscono le scorte ci sono sempre i sassi. Arrabbiati, urlanti, con il viso ben nascosto e con un solo obbiettivo: la polizia. “le guardie infami” che vanno disprezzate sempre e comunque. Poco importa se anche tra di loro ci sono padri di famiglia, mariti o figli, semplicemente “uomini”. Certo, anche tra loro c’è qualche testa calda, quelli che vengono definiti “i senza onore”, dalla manganellata facile contro gli inermi. L’immagine che rimarrà più nota di questa giornata buia sarà sicuramente quella del poliziotto che calpesta senza motivo una ragazza già a terra, bloccata da un altro celerino che la tiene stratta tra i suoi stivali. Un gesto gratuito e cattivo, dove l’ordine pubblico c’entra ben poco.

Non volendo entrare nel merito delle diverse scuole di pensiero e delle opinioni soggettive, dove spesso tutto si riduce ad un puntarsi il dito a vicenda al ritornello de “i violenti ci sono da entrambe le parti” (come fosse una giustificazione e non un motivo doppio di vergogna), “le cose non si cambiano se non in maniera violenta”, succede che intanto le famiglie scappano, si cercano per non perdersi nella folla, i bambini vengono messi al sicuro, gli anziani, impauriti, si allontanano. I negozianti abbassano le saracinesche, i passanti e le miriadi di turisti che ospita Roma in questo periodo dell’anno si dileguano. È solo una coltre di fumogeni e urla, una lotta uomo contro uomo, mentre “il governo” “il potere”, queste entità mitiche e astratte, restano ben protetti e lontani. E viene da chiedersi cosa rimane dei veri problemi delle persone che quella mattina si sono recati fin lì per far valere un diritto. Cosa resta della solidarietà, del confronto, dell’andare simbolicamente uniti insieme verso un obiettivo comune.

Viene da chiedersi quante altre storie ci sarebbero da raccontare con su lo sfondo le strade di Roma, tra i suoi musei e i suoi palazzi del potere, le vie del centro o le borgate periferiche. Quanta rabbia si scontra con l’ indifferenza, quante buone ragioni strumentalizzate diventano gesti esaltati da condannare per colpa di pochi. Quanto ci sia realmente di diritto alla dignità e civiltà nei volantini sparsi in metro “ma che, ancora paghi l’affitto? Occupa che fai prima!”, e quanti altri bancomat divelti ci aspettano, quante macchine bruciate a via del Corso, quante mani devono saltare per una bomba carta lanciata troppo tardi. Quanto ancora, prima che si riconosca che non c’è dignità da difendere finchè ci sarà la lotta dell’uomo contro l’uomo, la distruzione di servizi comuni, altri pomeriggi di terrore e guerra civile come questo.