Il 25 aprile: un occhio al passato per guardare avanti

Il 25 Aprile, come ogni anno, si celebra qualcosa di unico e importante per il nostro Paese. Un anniversario che mai ha perso la propria attualità. Oggi vogliamo ricordare la Resistenza e la Liberazione dal nazifascismo, tenendo presente non solo ciò che fu fatto all’epoca, ma anche tutto il percorso che sta ancora davanti a noi e che fu iniziato dalla generazione dei nostri nonni. Un’Italia produttiva, onesta, accogliente, laboriosa è il miglior modo per dire grazie a chi ha sacrificato tanto, tutto, per noi. Ecco il parere di Alessandro Bertolucci.p

Dal 1945, il 25 Aprile di ogni anno in Italia non è una giornata come le altre. E’ il ricordo di un momento storico, il senso patriottico ha avuto la meglio sulla prepotenza e ne ha fatto un simbolo della Resistenza e della Liberazione italiana. Quale significato attribuisci a Resistenza e Liberazione?

Per fortuna, la mia generazione non ha vissuto quel periodo. Abbiamo, come pure i miei genitori, goduto dei frutti del sacrificio dei nonni e delle nonne dell’Italia di oggi. Il Paese in cui viviamo oggi deve ringraziare tutte queste persone, ma non bastano le parole. Resistenza e Liberazione hanno senso se accostate alla parola Responsabilità. All’epoca qualcuno si prese la responsabilità di cambiare la direzione che la nostra nazione aveva preso, tanti si impegnarono anche con il massimo sacrificio per consegnarci un mondo diverso. Noi, per ringraziare tutti i protagonisti di quello sforzo immane, abbiamo la responsabilità di fare crescere il nostro Paese e, come il più bello dei giardini all’italiana, prendercene la massima cura.

La data del 25 aprile rappresenta un giorno fondamentale per la storia del nostro Paese. È infatti l’anniversario della rivolta armata partigiana e popolare contro l’occupazione nazista e la fine del ventennio fascista. Per te cosa rappresenta?

Purtroppo stanno scomparendo i testimoni oculari di quel periodo, perdiamo i nonni che ci raccontavano davanti al caminetto “le storie di guerra”, a me resta viva l’emozione trasmessami con quei racconti e il bagaglio dei principi morali ed etici che la generazione dei miei nonni possedeva. Il 25 aprile per me rappresenta le fondamenta della nostra Costituzione che è a sua volta il pilone portante del nostro Paese. Sento che non si può prescindere dall’esperienza partigiana, dal moto popolare che corse lungo tutto lo stivale e che portò ad enormi successivi mutamenti politici. Fu un flusso di energia morale, un brivido etico, una reazione potente all’ingiustizia imperante. Dobbiamo ritrovare quella energia, sentire di nuovo quel brivido.

Sono in molti ad aver perso la vita per un’Italia libera. Ritieni sia necessario porre maggiormente l’accento sul sacrificio di coloro che hanno dato la vita affinché ciascuno di noi salvaguardi al meglio il Paese e goda dei risultati del loro sacrificio?

Ricordare è fondamentale, come pure guardare avanti. Si deve imparare dal passato per non ripetere certi errori e migliorarsi. Non è giusto sfruttare i morti, non è giusto sventolare bandiere i cui principi motori non ci appartengono più. È il caso forse di fermarsi un momento, visto il delicato periodo storico che stiamo vivendo, per pensare e valutare se le ragioni che portarono milioni di italiani all’estremo sacrificio, sono sempre le nostre. Non mi rivolgo ad un solo politico, ma ad una intera classe politica e a tutti noi elettori. Stiamo lavorando seriamente, al massimo delle nostre capacità, al miglioramento di questo Paese? Siamo onesti con chi sta accanto a noi e con noi stessi? O celebriamo il 25 aprile perché fa tanto chic e siamo in campagna elettorale per le europee?

Oggi più che mai sembra che il significato di questo giorno sia andato nel dimenticatoio per molti di noi. Riflettiamo assai poco su cosa simboleggia questa data, spinti a cercare di risolvere i problemi quotidiani. Colpa di un’eredità troppo pesante?

Ma quale eredità pesante. Qua parliamo del più bel regalo del mondo, qua parliamo del dono della libertà. Ci manca che ci lamentiamo di un’eredità troppo pesante. È questo il problema di questa Italia, il non volere guardare avanti. Siamo sempre un po’ nostalgici e un po’ vanagloriosi verso un passato che riteniamo sempre migliore della nostra condizione attuale. Basta! Il passato è la nostra scuola di vita, va tenuto vivo nel cuore e nella mente per potere sempre aspirare a una grandezza che è stata e che, contrariamente a quello che alcuni pensano, può di nuovo essere. Il 25 aprile deve essere la festa della nostra quotidiana Resistenza e Liberazione da ciò che in questo Paese c’è di sbagliato, di storto, di corrotto. Solo così potremo guardare con sguardo fiero e limpido alla generazione che ci ha salvato.